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Italia

Incontro internazionale sulla mobilità giovanile nel Mediterraneo, tra sfide e nuove proposte

9 ottobre 2025

Dal primo al 4 ottobre a Reggio Calabria si è tenuto l’incontro di MOB In MED!, la campagna di sensibilizzazione sulla mobilità giovanile nel Mediterraneo che ha coinvolto 19 attiviste e attivisti della regione e alcune figure chiave del territorio impegnate su questa tematica.

Crédit : Marco Costantino

 

Dal 1 al 4 ottobre il capoluogo calabrese ha ospitato i laboratori organizzati da Réseau Euromed France e Jeunesses Med, in collaborazione con Mana Chuma Teatro, nell’ambito della campagna di sensibilizzazione sulla mobilità giovanile Mob in Med! Il progetto ha coinvolto 19 attiviste e attivisti provenienti da Algeria, Giordania, Libano, Libia, Palestina, Tunisia, Italia, Francia e Spagna, con l’obiettivo di individuare strategie sostenibili e inclusive in grado di affrontare le complesse sfide imposte dalle restrizioni alla libera circolazione nella macro-regione euromediterranea.

Advocacy e dialogo con le istituzioni

 

La prima giornata è stata aperta con un workshop introduttivo che ha permesso ai partecipanti di conoscersi di persona dopo mesi di lavoro da remoto.

Nel pomeriggio, alla Libreria Spazio Open, i giovani hanno presentato la campagna all’assessora comunale all’Istruzione, all’Università e alle Pari Opportunità Anna Maria Briante, che ha manifestato un chiaro interesse per il progetto esprimendo la volontà di assorbire nuove idee da attuare nel capoluogo. In particolare, Briante ha mostrato sincero interesse per il progetto ed espresso la volontà di acquisire nuove idee utili al capoluogo di provincia, dove il piano di mobilità urbana non sempre soddisfa le esigenze dei giovani che vivono nelle zone più periferiche e nei piccoli centri provinciali.

L’indomani, la Libreria Spazio Open ha ospitato l’incontro con Domenico Marino, docente di Politica economica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria e membro del movimento “No Ponte”. Marino ha illustrato caratteristiche e criticità del complesso progetto ingegneristico che dovrebbe collegare le città di Reggio Calabria e Messina, analizzandone fattibilità e sostenibilità e mettendo in luce le conseguenze che un’infrastruttura così imponente e costosa avrebbe sul territorio e sulle popolazioni locali. L’approccio interdisciplinare di Marino ha consentito al gruppo di comprendere che l’opera non corrisponde ai reali bisogni delle persone, di fatto escluse da un processo decisionale prettamente politico che non tiene conto delle loro effettive priorità.

 

Calabria e Sicilia, infatti, hanno entrambe reti stradali carenti, servizi di trasporto pubblico inefficienti e linee ferroviarie così poco sviluppate da condannare chi abita nelle aree interne a un forzato isolamento. In alcuni paesi persino frequentare la scuola dell’obbligo può trasformarsi in un vero e proprio percorso a ostacoli. Chi studia, infatti, deve spesso affrontare viaggi estenuanti per poter andare a lezione e subisce pesanti limitazioni nella scelta dell’indirizzo orientandosi sull’istituto più raggiungibile. Queste continue difficolà logistiche contribuiscono ad alimentare il fenomeno della dispersione scolastica che in Italia è in costante aumento, soprattutto nel Meridione. Persino il sistema idrico non riesce a garantire alla popolazione un regolare approviggionamento di acqua, per via di acquedotti fatiscenti che necessiterebbero di importanti interventi di manutenzione, eternamente rimandati. 

 

Alcuni partecipanti hanno raccontato che anche nei propri paesi gli investimenti milionari stanziati dai rispettivi governi raramente rispecchiano le reali necessità delle persone, o perché i progetti hanno uno scarso impatto sulla loro qualità della vita o perché di scarso impatto sulla loro qualità della vita o perché restano poco pratici e inaccessibili.

La partecipazione di un nutrito gruppo di giovani reggini ha spostato, infine, l’attenzione sul crescente coinvolgimento delle nuove generazioni nel dibattito pubblico locale, come hanno chiaramente dimostrato le recenti proteste contro il genocidio in corso a Gaza. Una nuova ondata di consapevolezza sta, infatti, risvegliando le coscienze cittadine e in molti cortei, sit in e presidi si registra una significativa presenza di ragazze e ragazzi che scendono in piazza e fanno sentire la propria voce affinché il proprio territorio possa finalmente uscire dalla sua cronica immobilità. Sono sempre più numerosi, inoltre, coloro che tornano a vivere al Sud per contribuire al suo cambiamento con nuove competenze e prospettive, dopo aver terminato gli studi altrove o approfittando della modalità smart working offerta da molte aziende con sede in altre regioni italiane.

Crédit : Marco Costantino

Palazzo Alvaro, la storica sede della Città metropolitana di Reggio Calabria, ha, invece, fatto da cornice ai laboratori di advocacy dedicati alla mobilità locale e regionale che si sono svolti nel pomeriggio. Il gruppo ha dialogato su alcuni aspetti chiave del sistema dei trasporti nei diversi paesi di provenienza, individuandone specificità ed elementi comuni, con l’obiettivo di promuovere una mobilità più connessa, equa e sostenibile.

 

Un’altra importante tematica affrontata è stata la sicurezza, che riguarda soprattutto le donne e la loro fruizione notturna dei mezzi di trasporto. Il problema è trasversale ed estremamente diffuso, sia nei remoti villaggi rurali sia nelle grandi capitali e soprattutto nelle loro sovraffollate periferie, tuttora caratterizzate da enormi criticità rispetto ai quartieri più centrali che continuano a essere ovunque più serviti e sicuri. Un’attenzione particolare è stata dedicata anche alle barriere architettoniche che spesso limitano l’accessibilità alle persone con disabilità e alle strategie che consentirebbero di superarle per rendere la mobilità più inclusiva. 

 

Si è, infine, discussa la possibilità di creare una regolamentazione condivisa a livello transnazionale per agevolare gli accordi tra i diversi governi e garantire spostamenti più agevoli e legali all’interno del “Med Space”.

 

Verso nuove prospettive

 

La mattina del 4 ottobre, la Libreria Spazio Open è stata animata da un vivace brainstorming dedicato ai modi più efficaci e innovativi per comunicare i contenuti della campagna, anche attraverso strumenti digitali e approcci partecipativi. L’incontro ha messo in luce alcune organizzazioni attive sul tema della mobilità nel Mediterraneo, reti locali e media indipendenti da coinvolgere per aumentare la visibilità del progetto e stimolare l’attenzione di opinione pubblica e istituzioni sulle tematiche trattate.

Nel pomeriggio, la fase conclusiva si è svolta a Palazzo Alvaro con Serena Franco, referente del progetto “Jungi Mundu” di Eurocoop Camini, e con i mediatori culturali e linguistici Haseeb Bukhari e Shajib Mattuber, coinvolti nell’iniziativa. Le loro testimonianze hanno mostrato alle attiviste e agli attivisti di Mob in Med! un modello virtuoso di accoglienza e integrazione che ha permesso a una piccola comunità a rischio di estinzione di rinascere grazie al contributo di richiedenti asilo, rifugiati politici e migranti e al coinvolgimento diretto della popolazione locale.

Il confronto ha generato un dialogo approfondito sulle tematiche dell’inclusione e dello sviluppo territoriale, sottolineando l’importanza di affrontare il fenomeno con un approccio condiviso e partecipativo.

Nei prossimi mesi il gruppo si occuperà di integrare le raccomandazioni emerse a Reggio Calabria. Saranno, inoltre, completati quattro video girati dai partecipanti nelle aree della banlieue parigina di Seine-Saint-Denis, in Calabria, in Libano e in Palestina con la supervisione di Felice d’Agostino e un libretto illustrato dall’artista franco-egiziana Tiana Kader sui racconti di viaggio di 10 ospiti del Med Youth Meeting 2024 organizzato a Reggio Calabria.

 

La pubblicazione, prevista in francese e in inglese, intende stimolare una riflessione sulle difficoltà e le sfide affrontate per raggiungere il sud Italia, luogo simbolico oltre che geografico, dove la carenza di infrastrutture e le limitate opportunità di lavoro spingono ancora migliaia di giovani a emigrare, come in altri “Sud” del mondo.