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My Girl is a Boy : storia di una metamorfosi

30 ottobre 2021

Il progetto fotografico di Melissa Ianniello è un racconto identitario e politico sulla complessità della vita e un omaggio toccante e silenzioso a tuttə  coloro che hanno il coraggio di cambiare per diventare sé stessə.

La storia di chi affronta un processo di transizione è spesso raccontata con morbosità e voyerismo, ponendo l’accento sui segni lasciati dagli interventi chirurgici e sui cambiamenti che i trattamenti ormonali generano su un corpo in costante mutazione.

 

Il progetto fotografico My Girl is a Boy nasce con un intento completamente diverso : raccontare la metamorfosi di un ragazzo trans (Female to Male) da un punto di vista prevalentemente psicologico ed emotivo. Realizzato da Melissa Ianniello e presentato per la prima volta a Roma Fotografia 2021 Freedom, il lavoro restituisce a un processo estremamente complesso tutta la sua intensa e commovente umanità con scatti intimi, poetici e delicati.

 

L’autrice, “lesbica militante, d’animo profondamente androgino e femminista intersezionale”, lo ha cominciato appena dopo la prima iniezione di testosterone di Davide, il compagno con cui peraltro conviveva in quel momento. Compagno che, assegnato femmina alla nascita, dopo aver vissuto per anni in un corpo di donna ha deciso di intraprendere il percorso di transizione a livello medico.

Ho fin da subito supportato Davide nella sua scelta, ma sarò onesta: temevo che questo processo avrebbe causato un allontanamento tra noi, cosa che è di fatto accaduta, proprio perché lui aveva bisogno di concentrarsi totalmente su sé stesso in un momento di messa in discussione così forte e radicale, spiega.

Dal titolo emerge un aspetto profondamente ironico che riconosce e restituisce a una realtà multiforme tutta la sua irriducibile complessità.

La mia storia dimostra che le etichette crollano di fronte alla potenza dell’amore e della ricerca identitaria. Davide, che nasce femmina, si percepisce e si autodetermina come un uomo. Io, lesbica, mi innamoro di un uomo, perché il mondo delle emozioni sfugge alle riduttive categorie che tentiamo di applicargli per semplificarlo e comprenderlo.

Melissa e Davide si conoscono all’associazione “Gruppo trans” di Bologna, città dove lei vive dai tempi dell’Università. “Mi presentai come un misto tra drag king, essere bi-gender ed essere androgino”, ricorda.

Avevo abiti da uomo, barba e baffi realizzati attaccandomi col mastice i capelli sminuzzati sul viso, mi atteggiavo da uomo canonicamente inteso abbassando il tono della voce, con il seno fasciato e il pacco in evidenza per modificare postura e movenze. Mi presentai come Ian, che è il nome del mio alter ego maschile. Dopo aver parlato con Davide, ci scambiammo i numeri e decidemmo di uscire ma io misi subito in chiaro che mi sarei presentata  anche come Mel, perché Ian occupa solo una minima parte della mia vita. Cominciammo a frequentarci e dopo qualche mese è nata una relazione d’amore che mi ha messo profondamente in crisi come lesbica perché, pur non essendo quella la mia prima esperienza con un uomo, sono sempre stata attratta sessualmente dalle donne. Il suo corpo era all’epoca ancora un corpo di femmina, ma io ero consapevole di relazionarmi con un uomo : era un uomo con i genitali da donna. Non solo, essendo cresciuto con un imprinting sociale femminile, era un uomo con un cuore di donna.

Da questi scatti emerge uno sguardo profondamente introspettivo che caratterizza il particolare approccio dell’autrice, al contempo politico e intimista.

La mia cara amica e curatrice Chiara Pirra parlando del mio lavoro una volta ha usato la metafora dello specchio. Alcuni fotografi scattano con la finestra, mi ha detto, perché hanno uno sguardo aperto sul mondo esterno. Tu, invece, scatti più con lo specchio perché hai uno sguardo sull’interno: i miei progetti partono sempre da un’esperienza soggettiva che può condurre a un discorso universale e universalizzante per ispirare una riflessione utile per la società.

Dopo la laurea in filosofia, Melissa prende le distanze da un sistema accademico “intriso di maschilismo patriarcale e misogino” e si interroga sulle questioni identitarie leggendo Teresa De Lauretis, Judith Butler, Luce Irigaray e spaziando dal femminismo radicale a quello intersezionale fino ai più contemporanei gender studies e queer studies, per esempio Flavia Monceri o Preciado (un tempo Beatriz, ora Paul).

 

I suoi riferimenti in ambito fotografico sono la statunitense Nan Goldin,“per la profonda intimità nonché autenticità dei suoi scatti”, e Zanele Muholi, la militante sudafricana che da anni realizza ritratti sulla comunità LGBT e sulle lesbiche del paese. “Dobbiamo a lei il fortunato termine artivismo, nel quale confluiscono una dimensione artistica e l’attivismo politico”, commenta Melissa. Poi aggiunge :

Un’altra fotografa che mi ha molto ispirata è sicuramente Diane Arbus, ma vorrei citare anche due mie grandi riferimenti : le contemporanee Jen Davis e Chiara Fossati. Il loro lavoro è semplicemente incredibile e merita di essere conosciuto.

My Girl is a Boy è ambientato tra le quattro mura domestiche anche per via delle rigide restrizioni imposte dal lockdown del 2020. Ma quelle atmosfere immobili e sospese esprimono anche lo stato d’animo dell’autrice e il desiderio di intimità e raccoglimento di Davide che qui è ritratto proprio all’inizio della sua metamorfosi. “La transizione è innanzitutto un processo emotivo”, racconta Melissa.

Serviva una narrazione diversa, più legata al cuore, alla mente e alle sensazioni percettive che lui stava vivendo durante il percorso. 

Uno dei primi scatti ritrae Davide sul letto a gambe incrociate mentre si toglie il binder, la canotta contenitiva, e sembra si stia abbracciando.

Mi ha sempre emozionata quella foto perché è molto intima e anche molto liberatoria, come se rappresentasse il suo tentativo di uscire dal bozzolo, racconta.

“Un altro scatto che mi tocca molto è quello in cui un raggio di sole entra dalla finestra mentre lui è steso sul letto con gli occhi chiusi, accanto al cuscino a forma di leone”. Un omaggio amorevole e silenzioso al coraggio di cambiare per diventare sé stessə in un movimento che richiede momenti di profonda e solitaria integrazione.

Il loro rapporto cambia con l’avanzare del processo fino a interrompersi per comune accordo.

La transizione ti invita a scegliere te, ad amare te e a volte per scegliere noi stessi dobbiamo lasciar andare qualcos’altro, anche se è doloroso. La vita stava andando avanti e noi, come coppia, eravamo rimasti indietro, conclude Melissa.

“Ho continuato a scattare fino al giorno in cui ho lasciato casa. La mia ultima foto ritrae il nostro letto vuoto con il lenzuolo stropicciato, a descrivere l’assenza di una persona che se ne è appena andata, io, e l’ultimo momento della nostra vita insieme”.