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L’eredità di Agitu, signora delle capre
28 dicembre 2021
A un anno dal femminicidio della pastora etiope, Agitu Idea Gudeta, simbolo di integrazione, riscatto e libertà, il suo progetto ecosostenibile sulle Alpi trentine continua a ricevere il supporto della comunità locale e di benefattori nazionali e internazionali. Ma chi per anni l’ha aggredita e minacciata tenta ancora di infangarne il ricordo.
Agitu Idea Gudeta nel suo caseificio. Fonte: Lacaprafelice.com
Con la sua tragica morte, avvenuta per mano di un collaboratore il 29 dicembre 2020, Agitu Idea Gudeta ha lasciato un vuoto incolmabile nella piccola comunità della Valle dei Mocheni, nel Trentino-Alto Adige. In questo territorio isolato e selvaggio, incastonato tra le Alpi, la pastora etiope aveva realizzato il suo sogno: recuperare razze autoctone e terreni demaniali abbandonati per produrre formaggi biologici con un approccio integrato ed ecosostenibile.
Dopo la laurea in sociologia all’università di Trento, era tornata nel suo paese dove aveva appreso dalla nonna e da alcuni pastori nomadi l’arte di allevare le capre. Ad Addis Abeba aveva partecipato come attivista alle manifestazioni ambientaliste contro il land grabbing alle quali il governo reagì con ferocia: alcuni suoi compagni furono arrestati, altri sparirono nel nulla e lei, spaventata dalle continue minacce, chiese asilo politico in Italia. Tornata a Trento con duecento euro in tasca, decise di allevare alcuni esemplari di “pezzata mochena” e di trasformare in pascolo 11 ettari di terreno incolto.
La sua azienda biologica, La capra felice, ha ottenuto nel tempo importanti riconoscimenti, come quello per la Resistenza casearia di Slow Food e di Miglior prodotto per il Trentino. Nel 2015 i suoi formaggi al latte crudo e senza fermenti industriali hanno rappresentato la regione all’Expo di Milano e la richiesta ultimamente era tale da spingerla ad aprire anche un piccolo punto vendita a Trento.
Agitu nel suo maso, tra i formaggi caprini prodotti con latte crudo dal suo gregge al pascolo. Fonte: Lacaprafelice.com
L’uccisione di questa donna simbolo di integrazione sociale, coraggio e riscatto femminile in un settore tradizionalmente gestito da uomini ha scosso profondamente l’Italia. "Una pastora che difendeva la libertà degli animali e il valore della cooperazione tra gli esseri umani […], che svolgeva un lavoro difficile ed estenuante in un mondo che sta dimenticando come farlo con perizia […], che difendeva le sue capre e che non ha trovato nessuno a difendere lei", ha commentato l’amico e collega Marco Casagranda, consigliere dell’associazione degli allevatori locali.
Inizialmente si era offerto lui di gestirne il gregge ma è stata Beatrice Zott, cara amica e collega di Agitu, ad adottare le sue 80 capre occupandosi di quelle gravide nel delicato momento del parto. La giovane vicina di maso1 già allevava esemplari della stessa razza, che conta appena 250 unità nel mondo.
Era una donna capace, ha detto in una recente intervista. […] Ogni allevatore ha il suo sistema ma se penso a me e lei, nonostante io abbia 20 anni, sono convinta che Agitu fosse sicuramente più moderna […] nell’approccio con gli animali. Io sono una che segue i consigli degli anziani.
Poco dopo la sua morte, l’amico e connazionale Zebenay Jabe Daka, rappresentante legale della Onlus Amici dell’Etiopia, ha lanciato un crowdfunding per continuare a far vivere il suo sogno. L’iniziale somma richiesta di 20mila euro è stata raccolta in poche ore e il tetto, salito a 100mila, è stato appena raggiunto. Le donazioni hanno contribuito al trasporto della salma di Agitu in Etiopia e per amministrare il resto è nato un comitato etico composto dal padre, da pochi intimi e un notaio, mentre l’avvocata Annarosa Molinari gestisce l’eredità giacente e sta cercando una persona cui affidare il progetto.
A inizio dicembre, poche settimane prima dell’anniversario della sua scomparsa, la sua auto parcheggiata sotto la casa dove abitava, tuttora sotto sequestro, è stata data alle fiamme. L’incendio, doloso secondo gli inquirenti, ha indignato profondamente amici e famigliari.
Sarebbe davvero intollerabile se questo gesto fosse correlato in termini punitivi all’esempio che Agitu ha saputo essere: donna, straniera, intraprendente, colta, coraggiosa ed emancipata, hanno chiarito in un’intervista i suoi avvocati.
Si tratta, in effetti solo dell’ultima delle numerose aggressioni verbali, fisiche e psicologiche, spesso a sfondo razziale e di genere, che lei costantemente subiva e denunciava.
Nonostante le difficoltà, la “signora delle capre” ha continuato fino all’ultimo a resistere, difendendo i propri valori e la propria dignità con una forza straordinaria e un sorriso che difficilmente dimenticheremo.
1 Dans le dialecte des Alpes orientales, le terme « maso » désigne une propriété destinée à l'élevage du bétail.