Politica
Turchia
L’attentato di Istanbul inasprisce le politiche di Erdoğan contro i curdi
21 novembre 2022
Pochi minuti dopo l’attentato di Istanbul del 13 novembre scorso il ministro dell’interno turco Süleyman Soylu ha accusato le milizie curde della regione autonoma del Rojava (YPG) e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) di essere i responsabili della strage. Il PKK ha immediatamente negato ogni responsabilità nell’accaduto ma come molti temevano è già in corso una nuova operazione militare turca nel nord della Siria. Si rischiano, inoltre, ulteriori strumentali ripercussioni sul Peoples' Democratic Party (Halkların Demokratik Partisi, HDP), il principale partito curdo di opposizione, in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali di giugno 2023.
Pochi minuti dopo l’attentato di Istanbul che il 13 novembre scorso ha causato 6 morti e almeno 81 feriti, il ministro dell’interno turco Süleyman Soylu già accusava le milizie curde della regione autonoma del Rojava (YPG) e il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) di essere i responsabili della strage. La cittadina siriana Ahlam Albashir, ritenuta colpevole dell’esplosione, durante un interrogatorio avrebbe confessato di essere stata addestrata dal PKK, che però ha negato ogni responsabilità nell’accaduto. Altre 46 persone sono già finite in carcere nei giorni scorsi e la tensione rischia di aumentare ulteriormente.
Individuare un comune nemico esterno è una strategia molto usata da Erdoğan per inasprire le politiche nazionaliste e securitarie e distrarre l’attenzione pubblica dalla pesante crisi valutaria ed economica che imperversa nel paese e dalle sistematiche violazioni dei diritti umani da parte del suo regime. Ora potrebbe aiutarlo anche ad acquisire maggiori consensi in vista delle elezioni parlamentari e presidenziali di giugno 2023.
“Si parla spesso dell’equilibrio tra sicurezza e libertà, ma nel mezzo c’è la situazione economica”, ha commentato il giornalista Murat Yetkin nel suo blog.
Più le persone si sentono al sicuro, più le preoccupazioni per il sostentamento e la libertà assumono importanza: sono le leggi della natura e della società. Quando le preoccupazioni per la sicurezza e la sussistenza diminuiscono, acquistano importanza le richieste di diritti e libertà. Ma quando le preoccupazioni per la sicurezza aumentano, le richieste per i diritti e le libertà sono le prime a essere messe da parte. Se crescono ulteriormente, anche il problema della sussistenza passa in secondo piano”.
La campagna elettorale si preannuncia particolarmente aspra: negli ultimi anni sono stati arrestati molti dirigenti, parlamentari, sindaci e militanti curdi del Peoples' Democratic Party (Halkların Demokratik Partisi, HDP), il principale partito di opposizione che ora rischia di essere sciolto per i suoi legami con Öcalan.
Oggi per gran parte degli elettori le priorità sono i problemi economici e le richieste di giustizia indipendente, diritto all’istruzione e libertà di espressione. Trascinare nuovamente l’elettorato nella paura per la sicurezza è nell’interesse di chi vuole portare avanti l’erosione dello stato di diritto laico e sociale e la democrazia pluralista in Turchia, aggiunge Yetkin.
Carte réalisée par “The Kurdish Project”.
È estremamente difficile riuscire a identificare con chiarezza i mandanti dell’attentato perché le uniche informazioni disponibili a riguardo sono diffuse dai media controllati dal governo.
“La questione decisiva non è la veridicità della ricostruzione delle autorità turche”, ha commentato Daniele Santoro in un’analisi recentemente pubblicata su Limes online, “sono le implicazioni geopolitiche di tale narrazione, caratterizzata da un virulento anti-americanismo. I media filogovernativi attribuiscono la responsabilità indiretta dell’attentato agli Stati Uniti, che da anni riforniscono di armi, proteggono e addestrano in Siria migliaia di terroristi curdi che ambiscono a realizzare attacchi contro lo stato turco. L’esaltazione di tale narrazione anti-americana è particolarmente rilevante in quanto avviene in una fase in cui le relazioni tra Ankara e Washington stavano apparentemente migliorando”.
“C’è anche un altro scenario altrettanto (in)verosimile”, continua Santoro.
Ankara potrebbe usare l’attentato non per espandere ulteriormente la zona cuscinetto oltreconfine ma per riallacciare i rapporti con il regime, spingendo quest’ultimo e i suoi protettori (Russia e Iran) ad aumentare la pressione militare sul PKK – quindi sugli americani – senza esporsi direttamente.
“Questa storia e questi scenari illogici che il governo turco sta diffondendo sono un tentativo di diffamare l'Amministrazione autonoma e giustificare i suoi attacchi alla nostra regione", ha dichiarato in un’intervista martedì 15 novembre Muhammad Hassan, funzionario dell'Amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria (Rojava).
Nella notte di sabato 19 novembre una pioggia di bombe lanciate dall’aviazione turca ha colpito il Rojava. Molte le città colpite, tra cui Kobane, Ain Issa, Tel Rifaat, Derik e Derbasiye, ma anche Sulaymaniyya, Qandil e Shengal nel nord dell’Iraq.