Italy
Italieni
2020-09-28
Particolarmente emblematico è lo stallo in cui è incappata la legge sulla cittadinanza per i “nuovi italiani”, vittime di un paradosso normativo che chiede con urgenza di essere superato.
Nel suo appassionato monologo Said, il protagonista di Sta per piovere (2013), si fa portavoce del dramma che riguarda ormai più di un milione e mezzo di persone: “A quante cose dobbiamo rinunciare? A quante possibilità? A quante prospettive? A quanti sogni? Noi, ragazzi della seconda generazione, italiani di seconda categoria, non italiani. Siamo di colori, religioni, idee diverse; ma siamo tutti uniti in un profondo dolore perpetrato da azioni retrograde, razziste, ingiuste”.
Il film, diretto da Haider Rashid, anche lui nato qui da genitori stranieri, racconta una storia come tante: quando il padre di Said perde il lavoro all’intera famiglia, che vive in Italia da trent’anni, viene rifiutato il permesso di soggiorno e si ordina di rientrare in patria. Ma “dove è casa mia?”, si chiede il ragazzo, “In Italia, dove vivo da quando sono nato, o in quel paese lontano, che non conosco, da dove vengono mamma e papà?".
Purtroppo ancora oggi l’Italia è immobile, incapace di affrontare una realtà in cui essere italiani non significa solo essere bianchi o cristiani. “Oggi siamo bianchi, cristiani, ma anche afrodiscendenti, musulmani, italoasiatici, induisti etc. Siamo un paese fatto di tante complessità” spiega Igiaba Scego, scrittrice e intellettuale di origine somala in un’intervista a L’Espresso1. “Poi va detto che noi figli di migranti, cosiddette seconde generazioni (termine che mi è venuto a noia), stiamo qui da tanto, ma siamo sempre invisibili. Il paese non ci vede e ci considera ancora strani. E invece siamo sempre stati qui”.
Scego parla della sua storia personale, delle angherie subite dai compagni di scuola, della difficile integrazione in una Roma razzista e respingente ancora segnata dal pesante ventennio fascista. Di italiani di serie A, dotati di tutti i diritti, e di italiani di serie B, nati da genitori stranieri in lotta per la cittadinanza. “Il percorso andrebbe reso più agevole, meno burocratico”, commenta. “Andrebbe riconosciuta la realtà di persone che qui hanno vissuto quasi tutta la loro vita e che rischiano di essere etichettati come alieni nel paese dove sono nati e/o cresciuti”.
Lo ius sanguinis attualmente in vigore in Italia riconosce la cittadinanza solo per discendenza, e prevede un iter estremamente lungo e kafkiano. Alla complessità strutturale di un sistema amministrativo di per sé farraginoso, si aggiungono la richiesta di documenti a paesi talvolta meno informatizzati del nostro ed errori di trascrizione frequentissimi, specie con i lunghi cognomi di origine asiatica o africana. Ereditato dalla legislazione civile precedente all’unità nazionale, lo ius sanguinis è stato riconfermato nella prima legge sulla cittadinanza del 1912 e rafforzato in quella del 19922 che lo sottopose a condizioni più rigorose.
Negli ultimi trent’anni sono state presentate numerose proposte per sostituirlo con lo ius soli, che riconosce la cittadinanza a chiunque nasca nel paese. L’ultimo tentativo di riforma prevedeva una sua versione “temperata”: prima della maggiore età, chi avesse frequentato in Italia almeno un ciclo scolastico di cinque anni o fosse figlio di un “soggiornante di lungo periodo” avrebbe potuto farne richiesta. Il disegno di legge si è arenato in Senato nel 2017 e attualmente nella commissione Affari costituzionali alla Camera dei Deputati ci sono altre tre proposte già depositate.
“Regà seriamente, solo per aver fatto in tutti questi anni l’abbonamento annuale dell’Atac (l’azienda di trasporto pubblico della capitale, nota per i suoi continui disservizi, ndr) dovrei avere la cittadinanza onoraria come minimo (i romani capiranno)! Altro che 21 anni di attesa e tremila pec e raccomandate di sollecito al ministero dell’interno senza mai ricevere manco l’ombra di accenno di lettura”, si sfoga su Facebook Takoua Ben Mohamed, giornalista e illustratrice, figlia di rifugiati politici tunisini cresciuta a Roma dall’età di 8 anni. Takoua, oggi 29enne, ha seguito le orme dei suoi genitori diventando una precoce attivista per i diritti umani e per il dialogo interculturale. A soli 14 anni era autrice del catalogo Woman Story, ha pubblicato i libri a fumetti Sotto il velo e La Rivoluzione dei Gelsomini (BeccoGiallo, 2016 e 2018), nel 2019 ha prodotto il docu-film Hejab Style per Al-Jazeera Documentary Channel, trasmesso nel 2020, e ha recentemente pubblicato la graphic novel Un’altra via per la Cambogia (BeccoGiallo, 2020).
Parla perfettamente italiano, che mescola con un divertente accento romano nelle situazioni più informali, è spesso ospite di programmi televisivi, festival, eventi e dibattiti sul tema dell’intercultura e i suoi libri riscuotono un grande successo tra i lettori di tutte le generazioni. Ma la sua richiesta non è stata ancora approvata.
Il prossimo 3 ottobre a Roma si terrà un’importante manifestazione per riportare al centro del dibattito pubblico le richieste di chi, come lei, è ancora in attesa di un riconoscimento ufficiale. “La riforma della cittadinanza è un argomento su cui la politica non trova il coraggio per compiere un passo decisivo” commentano i membri del comitato promotore. “Ieri il dibattito sullo ius soli si è esaurito con un tentativo di voto, oggi il confronto sullo ius culturae è fermo in Senato, scalzato da altre priorità che anche noi riteniamo necessarie, ma non si può più aspettare. Ce lo chiedono i bambini che sono privi di una fondamentale garanzia: essere riconosciuti come italiane e italiani”.
Citando l’articolo 3 della Costituzione, che riconosce a tutti cittadini pari dignità sociale e uguaglianza davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione, questi ragazzi rivendicano di appartenere al paese “per formazione e per cultura” e che questo è l’unico luogo al mondo che riconoscono come casa.
La mobilitazione coincide con la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione che ricorda il tragico naufragio avvenuto al largo di Lampedusa nel 2013. Tra le tante associazioni presenti, anche i Neri Italiani, Black Italians il Coordinamento nazionale nuove generazioni italiane, Baobab Experience, il sindacalista Aboubakar Soumaoro, l’Anpi provinciale di Roma, Usb, Liberi Nantes e l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano.
1 https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/05/28/news/non-vogliamo-essere-altri-nel-nostro-paese-il-futuro-ricominci-anche-da-qui-1.348900
2 Legge 91/1992 artt. 1 comma 1 lett. a) e b) e comma 2, art 2 comma 2, art. 4 c.2.
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