Politiques

Italy

Le responsabilità politiche e istituzionali

2020-09-28

“È la memoria che ci aiuta a ricostruire l’intreccio indissolubile tra le migrazioni, le politiche migratorie e il razzismo che ha caratterizzato la storia recente del nostro paese dagli anni ’80 del secolo scorso”, leggiamo nell’Introduzione di Cronache di Ordinario Razzismo, il “Quinto Libro bianco” pubblicato da Lunaria nel 2020. “Il razzismo è stato accompagnato in questi anni dall’islamofobia, dall’antisemitismo e dall’antiziganismo, ma sono soprattutto le relazioni con i migranti, i richiedenti asilo e con i rifugiati ad avere egemonizzato il dibattito pubblico e ad avere ispirato le violenze fisiche più gravi”. 

 

I casi documentati dall’Associazione tra il 2008 e il 2020 sono 7.426, di cui 5.340 violenze verbali, 901 violenze fisiche contro la persona, 177 danneggiamenti alla proprietà, 1.008 casi di discriminazione. Nel 2019 gli attacchi sono diminuiti rispetto al 2018, ma quel biennio è stato il peggiore degli ultimi dieci anni e varrebbe la pena chiedersi perché.

 

Cresciuti nel cupo ventennio del berlusconismo e dell’imbarbarimento politico e culturale che lo ha caratterizzato, i principali gruppi estremisti si sono sentiti legittimati dal continuo incitamento all’odio e dalle politiche anti-immigrazione e anti-asilo promosse da alcuni ministri dell’interno, come Maroni (2008-2011), Alfano (2013-2016), Minniti (2016-2018) e, soprattutto, Salvini (2018-2019). 

 

“Negli ultimi anni, una virulenta offensiva culturale della destra ha imposto il frame, la cornice entro cui si è parlato di accoglienza. I temi […] sono stati l’invasione dei migranti, la loro pericolosità sociale, i privilegi loro garantiti (“li ospitano in hotel a cinque stelle”, “stanno qui senza far nulla”, etc.); il tutto, in un quadro di insicurezza pubblica”, scrivono Sergio Bontempelli e Giuseppe Faso ne La lunga parabola del sistema di accoglienza italiano1 . “In questa costruzione discorsiva, i richiedenti asilo non sono più concepiti come persone in pericolo, fuggite dai loro paesi per cercare protezione, ma, sempre più spesso, come “clandestini” generosamente ospitati in albergo o – nel migliore dei casi – come “falsi rifugiati”, cioè come migranti economici che chiedono asilo strumentalmente al solo scopo di ottenere un permesso di soggiorno. Queste immagini svalorizzanti hanno conquistato il consenso di una quota consistente – pur se difficilmente quantificabile – della popolazione italiana”.

 

Uno degli aspetti più problematici, sottolineano gli autori, è che a questa esacerbata retorica razzista del centro destra, e in particolare di Lega Nord e Fratelli d’Italia, non si oppone alcun discorso organico da parte dell’opposizione che, anzi, ha finora messo in campo strategie “non solo insufficienti, ma spesso del tutto subalterne”.

Babelmed

Una fotografia della campagna “Io accolgo” (Fonte: internet)

Negli ultimi dieci anni, la società civile si è mobilitata in diversi modi per reagire al clima di crescente radicalizzazione. Ne sono un esempio due massicce campagne di sensibilizzazione cui hanno aderito numerosi protagonisti del variegato fronte antirazzista.

La prima, nel 2009, aveva scelto l’eloquente slogan “#NONAVEREPAURA” provando a superare il sentimento che più caratterizzava il clima intimidatorio di quegli anni. L’iniziativa era promossa da 26 organizzazioni2, laiche e religiose, che per la prima volta univano le forze in un ricco programma condiviso per favorire il dialogo e combattere gli stereotipi alimentati dal timore del “diverso”. Dieci anni dopo,  “#IOACCOLGO” si opponeva al linguaggio dell'odio e alla retorica dei porti chiusi coinvolgendo una cinquantina di associazioni ed enti di solidarietà e in difesa dei diritti umani, ma anche artisti, intellettuali, ricercatori, insegnanti, militanti e singoli cittadini.

 

Questo attivismo, per quanto imponente e necessario, fatica, però, a raggiungere obiettivi normativi di rilievo: la sinistra italiana è ormai cronicamente frammentata e indebolita e mancano validi interlocutori politici capaci di far valere nei palazzi del potere le loro legittime richieste di cambiamento. 

Il silenzio del frastagliato fronte democratico è tale che in Italia l’unica voce di sinistra sembri ormai quella di Bergoglio, ha affermato in una recente intervista Luciano Canfora, filologo classico, intellettuale e storico italiano, ordinario di Filologia greca e latina all'Università di Bari. Il professore, noto per la sua vena polemica, ha definito Papa Francesco “una persona che dice e fa cose di sinistra senza doversi dire tale” perché “le definizioni lasciano il tempo che trovano, ciò che conta è la visione che ispira un agire concreto”.

1 In Cronache di ordinario razzismo, ppg.19-29.

2 Acli, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cir, Cisl, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Csvnet, Emmaus Italia, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti, FioPsd, Gruppo Abele, Libera, Rete G2 Seconde Generazioni, Save the Children, Sei – Ugl, Terra del Fuoco, Tavola per la Pace, Uil.