Politiques
Italy
L’ombra nera del fascismo
2020-09-28
L’instabilità politica che da decenni caratterizza l’Italia ha visto alternarsi governi e coalizioni che, in assenza di strumenti efficaci per rilanciare l’economia in crisi e supportare una società civile ormai rassegnata a un Welfare carenziale, hanno usato la retorica dell’odio razziale per infiammare la pancia di un elettorato sempre più confuso, impaurito e privo di referenti degni di voto.
Lo stallo economico è ormai strutturale: migliaia di giovani emigrano ogni anno in cerca di un lavoro dignitoso e chi resta deve adattarsi a contratti precari che richiedono un’altissima flessibilità a fronte di garanzie deboli e compensi spesso inadeguati.
L’assenza di una reale volontà e capacità politica di intervenire concretamente sugli innumerevoli problemi del paese ha portato intere città al collasso. Le periferie sono diventate enormi ghetti senza alcun progetto strutturale di riqualificazione urbana, dove gli abitanti, esasperati ed esclusi dal dibattito pubblico e istituzionale, lottano per ottenere pochi e mal gestiti alloggi popolari.
All’abbandono e al degrado si accompagna la preoccupante ascesa di gruppi di estrema destra, come CasaPound, Forza Nuova e Roma ai Romani, abilissimi nell’indirizzare la rabbia delle persone contro i più vulnerabili e gli emarginati, capri espiatori ideali sui quali far confluire risentimenti e frustrazioni. Nei numerosi episodi di violenza di cui queste organizzazioni sono state promotrici, la componente neo-fascista e neo-nazista è sempre predominante.
Nella strage dei cittadini senegalesi Mor Diop, Modou Samb e Moustapha Dieng nel centro storico di Firenze a opera di un noto neonazista (2011), nell’uccisione a Fermo del giovane nigeriano Emmanuel Chidi Namdi da parte di un estremista di destra (2016) e nell’omicidio dell’ambulante senegalese Idy Diene a opera di un razzista a Firenze (2018), il movente è sempre ideologico.
In particolare a Roma le aggressioni xenofobe sono fortemente legate ai gruppi neofascisti già menzionati, come i vergognosi e frequenti “Banglatour”, vere e proprie spedizioni punitive a danno della comunità bangladese effettuate dai novizi, spesso minorenni, affiliati a Forza Nuova: almeno 50 episodi tra il 2012 e il 2013, secondo la magistratura. Poi ci sono le barricate che impediscono agli stranieri di entrare negli alloggi popolari regolarmente ottenuti dal comune, come nel caso della famiglia marocchina a San Basilio (2016) e di quella italo-eritrea al Trullo (2017). Nel 2019, sempre a Roma, nella borgata di Casal Bruciato, militanti di CasaPound hanno brutalmente impedito a una giovane madre romanì e alla figlia che teneva in braccio di rientrare a casa, con minacce e intimidazioni. La tecnica delle barricate è stata usata anche a Goro, dove nel 2016 alcuni leghisti hanno costretto il prefetto di Ferrara a trasferire altrove dodici profughe, di cui una incinta, perché “indesiderate” nell’ostello di zona. Similmente a Roma, nel 2019, i residenti di Torre Maura si sono rivoltati contro il trasferimento di un gruppo di rom in un centro di accoglienza del quartiere.
Ci sono, poi, le numerose segnalazioni raccolte dall’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali), meno note ma altrettanto significative per comprendere un fenomeno in continua espansione. 4.368 nel 2018, in aumento del 12% rispetto al 2017, a conferma del trend registrato negli anni precedenti1.
Il principale canale usato dall’UNAR, il “Monitoraggio Media & Web”, ha ricevuto 1.265 notifiche. “Focalizzando l’attenzione sul ground ‘Etnico razziale’, che raccoglie circa due terzi delle segnalazioni”, nel documento si rileva che la sottocategoria con la connotazione generica ‘Colore della pelle’ è quella più ricorrente (con 886 casi), seguita da ‘Straniero’ (658 casi), ‘Profughi’ (519 casi) e ‘Rom, Sinti e Caminanti’ (424 casi).
1 L’UNAR riceve le segnalazioni dalla cittadinanza attraverso diversi canali: tramite il numero verde, via e-mail o sito web, fax, lettera, e, dal 2011, mediante un quotidiano monitoraggio dei social media e social network. Questi dati si riferiscono alla Relazione al Presidente del Consiglio dei Ministri sull’attività svolta e al parlamento sull’effettiva applicazione del principio disparità di trattamento e sull’efficacia dei meccanismi di tutela (2018).
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