Aïcha Bourjila, «Il cavallo di campagna»

2009-04-08

 

Si morde le mani dalla rabbia. Sono due ore che si strofina gli occhi e che scrocchia le dita… Passeggia con lo sguardo fisso nel vuoto, osserva furtivamente quelli che hanno la possibilità di studiarla… Di tanto in tanto, sente un mormorio di cui distingue solo il carattere tenace: il mâamllma . A volte, questa stessa voce attraversa le divagazioni del suo spirito:
- Benvenuto a voi, Signore… La sposa arriverà presto…
Trema dalla paura o dall’imbarazzo come un bambino ogni volta che un nuovo viso femminile si avvicina e si soffermava sui suoi tratti, sulla sua faccia, e sulla sua paura.
- Nel mio stesso calvario, Malika Moustadraf, ha parlato della possibile scoperta di un antidoto per l’amore. Come sarebbe bello se scoprissimo un antidoto capace di eliminare i momenti come questi!
Ad ogni modo, qui lei è una semplice curiosità. Non ha l’obbligo di interrogare ogni donna su famiglia o conoscenti… Le basta ricambiare il saluto e poi ritrarsi…
Che silenzio! Che solitudine! Che situazione!
Non c’era quasi più spazio…Né per i visi, né per i vestiti, né per i gioielli, né per i sorrisi e le risate forzate, e nemmeno per la voce:
- Benvenuto a voi…Siate di buon augurio per la sposa!
Gli sguardi e i saluti si scambiano…

*Nata ad Oulad Teïma vicino Taroudant nel 1978, Aïcha Bourjila ha scritto ‘Awd al-hamla ( Il Cavallo di campagna ) nel 2006.

 


Kenza Sefrioui
Traduzione dal francese: Matteo Mancini
(09/04/2009)

 

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