Politica - Rivoluzioni
Tunisia
I tunisini chiamati ad un referendum costituzionale
23 luglio 2022
Tra pochi giorni, esattamente il 25 luglio, i tunisini saranno chiamati ad esprimersi su un referendum costituzionale, senza quorum, per approvare una nuova carta costituzionale in netta contrapposizione con la Costituzione del 2014 promulgata dopo un lungo lavoro dell’Assemblea Costituente. Ma, come si è arrivati fin qui?
Il presidente Kais Saied.
Ricordiamo che la Tunisia è quel Paese che ha dato il via ad una serie rivendicazioni in gran parte del mondo arabo grazie a quella che fu definita, dai media occidentali, la Rivoluzione dei Gelsomini del 2011 (ma che i tunisini preferiscono chiamare Rivoluzione della dignità).
Com’è noto, questa Rivoluzione portò alla cacciata del Dittatore Ben Ali a Jeddah, in Arabia Saudita. Nacquero tanti partiti, espressione della volontà del popolo di esprimersi dopo anni del partito unico al governo; ci fu un’assemblea costituente per varare una nuova Costituzione che sostituisse quella del 1959; una fase di transizione democratica molto difficile in cui il popolo tunisino ha cominciato ad assaporare il gusto della libertà ma senza che ci fossero quei cambiamenti strutturali ed economici che portassero i tunisini ad avere una dignità sociale ed economica.
La disoccupazione e la corruzione non erano scomparse e questo fu il quadro in cui Kais Saied si presentò alle urne nel 2019, ottenendo un plebiscito. Da allora il Neopresidente fece una serie di mosse “al limite”. Un anno fa il colpo di mano con cui sciolse il Parlamento e mandò a casa il primo ministro. Questa forzatura paradossalmente fu ben accolta dai una parte dei tunisini che scesero in piazza a suo sostegno perché vedevano in questo gesto la volontà di togliere di mezzo parlamentari corrotti.
Dopodiché, scelse un ristretto numero di esperti che scrivessero, nell’arco di un mese, una nuova costituzione. Non contento, riscrisse di sua mano alcuni punti della nuova costituzione che evidentemente gli sembravano troppo “tiepidi”. Fra qualche giorno i tunisini si esprimeranno sul nuovo testo costituzionale che, se approvato, conferirà al Presidente dei poteri maggiori, un ultra-presidenzialismo, sul modello Erdogan.
Uno dei punti che ha maggiormente sollevato criticità è il punto 5 nel quale non si fa menzione all’Islam come religione di Stato ma che il Paese “appartiene alla Ummah islamica e che lo Stato deve operare per raggiungere le cinque finalità del puro Islam”. Un articolo che ha sollevato molte perplessità dai media occidentali ma non solo in quanto si intravede un regresso di tutte quelle che furono le acquisizioni del popolo tunisino, soprattutto per le donne. Che ne sarà della legge sui matrimoni interreligiosi tra donna musulmana e uomo cristiano? E l’eterno dibattito sulla parità di trattamento ai fini successori tra fratello e sorella? Per non parlare dei diritti degli omosessuali già pesantemente presi di mira!
Molti osservatori, molte associazioni per i diritti umani stanno protestando contro quello che definiscono un pericoloso accerchiamento di poteri del Presidente ed invitano al boicottaggio del voto ma i tunisini- che non conoscono nel dettaglio i contenuti della nuova carta costituzionale sottoposta a referendum- fiaccati dalla crisi post-covid e adesso dalle conseguenze della guerra russo-ucraina, voteranno pensando a questi rischi o penseranno che un Presidente con pieni poteri possa risolvere più facilmente i loro problemi?
Il 25 luglio sapremo cosa decideranno i tunisini consapevoli che questo voto avrà ripercussioni anche per l’Italia sebbene ormai non parli quasi più di ciò che succede nella sponda sud del Mediterraneo, presi come siamo dalla guerra in Ucraina e dalle eterne beghe interne e dalle crisi politiche!