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L’autunno caldo dell’Europa: La Gen Z in piazza al grido di “Bismillah, c’est les ténèbres”

19 ottobre 2026

È cominciato tutto dalla periferia di Parigi. Il 18 settembre 2026, a Créteil, gli studenti di un liceo hanno scioperato accanto ai loro professori perché le cattedre rimaste vuote non venivano sostituite. Nel frattempo, una frase priva di senso apparente <<Bismillah, c’est les ténèbres>> era passata dallo schermo di un telefono ai cartelli dei cortei. Ma per capire come sia andata, bisogna osservare il fenomeno delle manifestazioni in tutta Europa.

Foto Facebook

Tre settimane dopo, il 6 ottobre, i licei bloccati in Francia erano già 891 e per le strade c’erano 265mila persone secondo il ministero dell’Interno, 450mila secondo gli organizzatori.

 

La Francia è il centro nevralgico e più visibile di un fermento che covava da tempo e che, nelle ultime settimane, ha toccato diversi paesi, ciascuno con le proprie ragioni ma tutte riconducibili ad un unico filo conduttore: costo della vita, scuola pubblica, casa, mancanza di prospettive per i più giovani.

 

Un’ondata che attraversa il vecchio continente

 

In Spagna la molla è stata la casa. Il 26 settembre a Madrid, un corteo per Mariacarmen, una donna di 87 anni sfrattata dall’appartamento in cui viveva da settant’anni, ha portato un centinaio di tende alla Puerta del Sol; sei giorni dopo erano 1300. L’anziana donna è morta il 7 ottobre e, quello stesso giorno, i due maggiori sindacati spagnoli hanno fissato per l’11 novembre uno sciopero generale. Il costo degli affitti muove anche il Portogallo dove il 10 ottobre una piattaforma di circa 40 associazioni ha riempito le strade della capitale lusitana e di altre città dichiarando di voler fare come in Francia e Spagna.

 

In Albania si manifesta dalla primavera dove gli studenti si sono uniti al Flamingo movement (movimento di contestazione di un progetto della coppia Kushner-Trump che prevede la realizzazione di resort di lusso in aree protette) in un più ampio movimento di contestazione che chiede le dimissioni del governo di Edi Rama per corruzione.

 

L’Italia è arrivata per ultima ma il movimento ha preso rapidamente piede. Dal 5 ottobre le occupazioni e le autogestioni sono partite da Torino per poi estendersi a Rimini, Bologna, Roma, Genova e Lecce. Le rivendicazioni vanno dal definanziamento della scuola pubblica alle strutture inadeguate, dagli ostacoli al diritto allo studio all’emergenza abitativa per gli universitari fuori sede senza contare il carovita, la guerra, il razzismo e la repressione del dissenso. L’11 novembre ci sarà lo sciopero generale spagnolo ed il 20 novembre è stato annunciato uno sciopero internazionale con i giovani di tutt’Europa che si autocitano nei reel di Instagram e Tik Tok che fanno da cassa di risonanza.

 

Ma per comprendere meglio questo fenomeno è opportuno citare le peculiarità del caso francese. Tutto è partito dalla cattura di uno schermo di Snapchat-la piattaforma principale utilizzata dai giovani per coordinare le mobilitazioni- circolata sui social all’inizio di ottobre. Nelle chat private dei gruppi di protesta vi compare in messaggio di un certo Mamadou indirizzato a un gruppo di liceali che si organizzavano per i blocchi: uno pseudonimo così marcatamente stereotipato come Mamadou, l’utilizzo di un miscuglio di espressioni arabe, gergo e francese approssimativo che evoca il blocco invitando a fare caos pronunciando la frase “bismillah c’est les ténèbres” il tutto con bandiere algerine per rendere il tutto più credibile. 

 

Ma gli utenti hanno subito sospettato che l’autore fosse un poliziotto che si fingeva -in malo modo-di essere un adolescente per infiltrarsi nei gruppi. Anche se non c’è ancora nessuna prova che l’autore del messaggio possa essere un poliziotto, quel che è certo è che in pochi giorni quella frase attribuita al presunto infiltrato delle Forze dell’Ordine è diventata un meme virale. I ragazzi l’hanno ripresa per deridere il goffo tentativo di imitare il loro modo di parlare veicolando così il più classico bias dello stereotipo del casseur (vandalo, teppista che devasta i cortei) di periferia di origine nordafricana. Quella frase è diventata talmente iconica ed esemplificativa che ha varcato i confini francesi. Il 9 ottobre è comparsa su più cartelli a Bruxelles, anche l’attivista ecologista Greta Thumberg ha citato lo slogan in un videomessaggio. 

 

Ma cosa significa esattamente l’espressione “Bismillah, c’est les ténèbres”?

 

Bismillah è la formula abbreviata della basmala, la formula con cui si apre il Corano che i musulmani pronunciano prima di intraprendere qualcosa (iniziare a mangiare, fare un viaggio…) “Cest les ténèbres” in argot significa “è un disastro, la situazione è catastrofica”. Messe insieme le due frasi non significano niente ed è proprio questo il punto: il linguaggio religioso viene ridotto a marcatore folcloristico come caricatura razzista. Il francese dei giovani , soprattutto nelle periferie, è pieno di espressioni di origine araba come “wesh” o “wallah” entrate nell’uso quotidiano fino a perdere gran parte del loro peso originario, il presunto infiltrato, nel tentativo di imitarne il registro per avvicinarsi ai ragazzi, avrebbe ignorato l’accezione religiosa precisa del “bismillah” laddove il wallah è diventato quasi un intercalare (è un solenne giuramento su Dio ma talmente abusato nel linguaggio  comune da significare solo “veramente”) mentre il bismillah conserva un legame più netto con la preghiera.

 

In un Mediterraneo dove le frontiere linguistiche e religiose si toccano ogni giorno, quello che è successo in Francia-al di là delle rivendicazioni dei manifestanti- ci ricorda quanto la lingua, la religione e l’identità siano diventati terreno di scontro e/o di incontro allo stesso tempo!