Politica - Rivoluzioni
Tunisia
La Tunisia ha scelto : sì alla nuova costituzione voluta da Kais Saied
29 luglio 2022
Il 27% degli aventi diritto hanno votato per il Sì, il 25 luglio, per il nuovo progetto costituzionale iper-presidenzialista consegnando il Paese nelle mani del Presidente Kais Saied. Sia l’elevato astensionismo, sia il voto favorevole alla nuova Costituzione sono il segno di una forte insofferenza verso l’élite che ha governato, incapace di risolvere i problemi concreti dei tunisini.
Seggio elettorale a Perugia, Italia. Foto: Selma Ben Abdallah.
Così facendo hanno sacrificato quelle istanze della rivoluzione del 2011 che ha dato il là alle cosiddette “Rivoluzioni Arabe”. Riuscirà il Presidente, seppur investito di pieni poteri, a risollevare l’economia tunisina, a ridurre la disoccupazione, a frenare la corruzione dilagante che induce ancora numerosi ragazzi a prendere la via del mare?
Com’era prevedibile, ha vinto il sì (“Naam” in tunisino ) al referendum costituzionale dello scorso 25 luglio, una data altamente simbolica perché coincideva con la Festa della Repubblica. Ed è una nuova repubblica, la III Repubblica, quella di Kais Saied, dopo la Repubblica di Bourguiba e quella di Ben Ali . Una Repubblica che sembra aver tradito gli ideali della rivoluzione da cui era nata, quella rivoluzione del 2011 in cui tutti-anche molti attori stranieri, in primis Stati Uniti e Unione Europea-avevano risposto molte speranze.
Ma la fragile repubblica parlamentare nata dalla rivoluzione è durata solo undici anni, soverchiata da una progressiva deriva autocratica iniziata dal presidente Kais Saied l’anno prima con la sospensione del Parlamento esautorando i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario (il Consiglio Superiore della Magistratura è stato sciolto) e portata a termine con il referendum lo scorso 25 luglio 2022.
Di 1,9 milioni di elettori aventi diritto solo il 27% si è recato alle urne (sono infatti poche le persone che mostravano l’indice blu, segno che avevano votato). Di questo 27%, il 93% ha detto sì alla nuova costituzione proposta da Kais Saied ed il 7% ha detto No.
C’è stata molta confusione anche tra i partiti di opposizione che non hanno lanciato un appello univoco: alcuni hanno invitato al boicottaggio auspicando che non si fosse recato nessuno o quasi tanto da poter inficiare il risultato finale- scelta azzardata in un referendum senza quorum- altri partiti hanno invitato a votare No. Anche nel voto all’estero ha prevalso il Sì e anche all’estero molti tunisini si sono astenuti. In Italia, ad esempio ha votato solo il 4% con molti problemi nei seggi di Milano e Palermo.
Ma Saied, incurante del forte astensionismo, va avanti per la sua strada, forte dell’appoggio di molti tunisini delusi dalle eterne beghe tra partiti, dall’eterno scontro tra Gannouchi (partito Ennadha) e Abir Moussi (PDL-Partito Desturiano Libero); dallo stallo politico che ha impedito al Parlamento di prendere decisioni a favore di un popolo impoverito prima dal Covid (a causa dello stop ai voli internazionali molte aziende operanti nel settore turistico hanno chiuso battenti o hanno dovuto licenziare molti addetti e operatori e, in un Paese a vocazione turistica è stato un duro colpo!); e poi dalle conseguenze della guerra russo-ucraina, in primis la crisi del grano (in molti supermercati già ci sono razionamenti della semola, zucchero, riso, olio di semi); un’inflazione a due cifre, una disoccupazione galoppante e una corruzione quasi endemica.
Quindi la maggioranza dei tunisini ha visto di buon occhio il colpo di mano fatto da Saied e ha visto di buon occhio questo referendum nella speranza che Kais Saied possa così risolvere più velocemente e più efficacemente i problemi dei tunisini, anche se questo significa sacrificare il Parlamento. Molti tunisini-da come si evince anche da molti commenti sui social- non si sono focalizzati sulle modifiche che il nuovo testo costituzionale avrebbe apportato rispetto a quello del 2014 ma il quesito referendario è stato offuscato da chi era pro o contro la figura di Saied.
Il problema, non è tanto Kais Saied in sé che magari avrà anche le migliori intenzioni e agirà per il bene del popolo tunisino, ma, come sottolineano molti costituzionalisti, il fatto che la legge fondamentale di un Paese sia così fortemente iper-presidenzialista, con contrappesi solo formali, permetterebbe ad un futuro Presidente di diventare despota. Lo scivolamento dall’autarchia alla dittatura è molto facile!
Se l’Europa è alle prese con i populismi, i Paesi delle cosiddette “primavere arabe” stanno vivendo un’involuzione democratica. Dopo Libia, Egitto, anche le fragili Istituzioni tunisine sono crollate. L’Europa e soprattutto l’Italia, ad un’ora di volo dalla Tunisia, dovranno guardare con attenzione all’evolversi della situazione politica nel Paese dei Gelsomini e non solo per via dei fenomeni migratori.