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L'eco della protesta: canti storici e nuove forme del dissenso transalpino

23 ottobre 2026

Accanto all'emergere di nuove forme d'espressione visiva (balletti di TikTok, cosplay nelle piazze), la dimensione sonora si conferma un potente strumento di coesione, identità e amplificazione delle rivendicazioni popolari.

Manifestation à Paris octobre 2026 Photo instagram : orchestre_du_nouveau_monde

Dall'esibizione dell'Orchestre du Nouveau Monde a Parigi alla solida tradizione dei canti di lotta - da Bella Ciao e l'Internationale fino a El Pueblo Unido Jamás Será Vencido - la musica è in grado di travalicare i confini geografici trasformando il dissenso politico in un patrimonio culturale universale e condiviso. Nelle piazze incandescenti d'Europa gli slogan non son più l'unica voce della protesta.

 

Ci sono i balletti e le battaglie d'aura di TikTok improvvisati davanti ai cordoni di polizia e ci sono i travestimenti, alcuni di essi tratti dal mondo dei Manga e delle Anime giapponesi (Goku, Dragon Ball), altri dai Supereroi (Superman, Deadpool) fino ai gonfiabili più assurdi (Unicorni o T-Rex). Così, non è stato difficile poter scorgere nelle piazze delle varie città francesi Pikachu, Spiderman, Superman, Capitan America, i T-Rex, fino ad un improbabile Napoleone e un Gesù Cristo.

 

Un atto di resistenza pacifica

 

Ma è la musica ad avere un valore simbolico particolare: non serve soltanto a smorzare la tensione nei momenti più concitati ma diventa un atto di resistenza pacifica e un potente amplificatore delle rivendicazioni popolari. Un esempio calzante è quello de' L'Orchestre du Nouveau Monde, diretta da Etienne Jarrier e fondata nel 2020 per unire ecologia, giustizia sociale e musica classica. Sabato 17 Ottobre 2026 circa quattrocento musicisti si sono radunati in Place de la République, a Parigi, in solidarietà con le rivendicazioni dei lycéens. Alle 12,20 durante le prove in vista del concerto delle 13,00 sono arrivati i lacrimogeni e le granate assordanti, così il concerto ha dovuto interrompersi. 

 

Il repertorio spaziava dalla Marsigliese alla colonna sonora di Hunger Games (The Hanging Tree) fino alla marcia Imperiale di Star Wars. Un'immagine che dice di più di molti discorsi: la cultura non si piega davanti alla repressione. L'orchestra si inserisce in una lunga tradizione in cui gli inni rivestono un ruolo chiave. Citiamo il canto di protesta dei Gilets Jaunes e dei Sindacati diventato il tormentone di ogni corteo («meme si Macron ne le veut pas, on est là...») oppure l'Internationale di Eugène Pottier, scritti nel 1871 all'indomani della Comune di Parigi divenuti il simbolo storico del movimento operaio della sinistra transalpina oppure "Le Chant des Partisans" scritto a Londra nel 1943 con parole di Joseph Kessel e Maurice Druon con musica di Anna Marly che divenne l'inno della Resistenza francese.

 

I musicali del dissenso transalpino

 

Al di qua delle Alpi, l'Italia ha il suo repertorio. Bella Ciao è il più celebre, da canto della resistenza a inno universale di libertà, cantato, tradotto e adattato in molteplici lingue. Accanto a questo brano c'è il «Siamo tutti antifascisti» abbreviato in «Siamo tutti Antifa» cantati a squarciagola anche nelle piazze francesi con il tipico accento francese! Tra le varie espressioni musicali del dissenso transalpino un posto d'onore spetta alle Fanfares Militantes: le bande di fiati e percussioni d'ispirazione popolare e libertaria che da sempre accompagnano i cortei sindacali e studenteschi.

 

Un brano che si sente spesso nelle recenti manifestazioni di protesta è "J'ai deux passions, fanfare et révolution". Simpatica reinterpretazione dello storico successo di JosephineBaker (J'ai deux amours). Questo brano è l'emblema dell'allegria, della gioia della fanfara con l'impegno politico e la spinta rivoluzionaria. El Pueblo Unido jamás será vencido composta da Sergio Ortega e resa celebre dal gruppo cileno Quilapayún veniva già scandita in tutt'Europa durante la dittatura di Pinochet e oggi la ritroviamo nelle proteste più diverse. Come Bella Ciao, essa ha smesso di appartenere ad un luogo specifico dimostrando quanto la musica sia indispensabile nei movimenti sociali.