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Tunisia
Editoriale. Razzismo e manette nella Tunisia di Saied
5 marzo 2023
Il Paese nordafricano sta assistendo, in queste ultime settimane, ad un’ondata di arresti arbitrari e aggressioni a sfondo razzista alimentate dalle recenti dichiarazioni nel Presidente Kais Saied.
Fonte : Radio Libre Francophone
Se c’erano delle speranze che la Tunisia potesse diventare il primo Paese arabo democratico a seguito della cosiddetta rivoluzione dei gelsomini, queste speranze sono adesso del tutto vanificate dopo che il processo di accentramento del potere nelle mani del Presidente Kais Saied si è compiuto definitivamente. Un processo iniziato con il colpo di mano (golpe) del 25 luglio 2021 in cui il parlamento e la magistratura hanno dovuto sospendere le loro attività, per finire con il referendum costituzionale iperpresidenzialista e le conseguenti elezioni legislative con annessa nuova legge elettorale che priva il Parlamento di una buona fetta di rappresentanza.
Come se ciò non bastasse, il Capo dello Stato tunisino ha avviato una serie di “purghe” nei confronti degli oppositori politici, giornalisti, avvocati, sindacalisti, anche personaggi dell’intrattenimento rei di “presunti complotti per minare la sicurezza interna dello Stato”. Questo è quanto ha affermato il Presidente Saied in un discorso del 14 febbraio con il quale giustifica gli arresti bollando gli arrestati come terroristi e traditori.
Son stati arrestati: Chaima Issa (Fronte di Salvezza Nazionale, attivista nel collettivo “Cittadini contro il Colpo di Stato”; Jouhar Ben Mbarek (del Fronte di Salvezza Nazionale); Issam Chebbi (del Partito repubblicano-Joumhouri); Khaiyam Turki (partito di stampo social-demcratico Ettakol); Abdelhamid Jelassi (partito di ispirazione islamica Ennahda); Nourredine Bhiri (ex ministro della giustizia dal 2011 al 2013); Lazhar Akremi, avvocato ed ex ministro; Walid Jalled, ex parlamentare e presidente di una squadra di calcio locale, ma anche presentatori e intrattenitori come Nourredine Boutar, direttore di Radio Mosaique FM. Questi arresti a tappeto sono di tale portata che ci ricordano i peggiori tempi dell’ex presidente Ben Ali.
Un clima di intolleranza
A scatenare la furia del Presidente Saied non ci sono soltanto gli oppositori bensì anche gli immigrati di origine subsahariana colpevoli, secondo quanto si legge in un comunicato del Presidente del 21 febbraio, durante una riunione del consiglio di sicurezza nazionale, “di voler cambiare la composizione demografica della Tunisia, trasformandola in solo Paese africano e cancellandole l’identità arabo-musulmana”.
Un refrain già caro alle destre sovraniste europee quando parlavano di piano Kalergi, di sostituzione etnica e di paesi arabo-musulmani che avrebbero soppiantato l’identità cristiana. Dichiarazioni apprezzate dal giornalista e polemista francese Eric Zemmour. Sono frasi prive di fondamento di chi vuole spostare l’attenzione dai problemi veri del Paese che è in grande difficoltà economica prima a causa degli attacchi terroristici che frenarono il turismo, poi il Covid ed infine la guerra russo-ucraina.
Fatto sta che oggi la Tunisia ha un’inflazione alle stelle, disoccupazione, corruzione, un debito pubblico altissimo.
Le casse dello Stato sono semivuote tanto che è difficile reperire anche i beni di prima necessità come pane, latte, riso, o anche fare rifornimento di benzina o comprare medicinali.
Si dovrebbero attuare riforme draconiane per salvare un Paese che è al terzo posto dopo El Salvador e Ghana a rischio di default del debito sovrano secondo le stime di Bloomberg. Ma il Presidente se la prende con i subsahariani e le sue frasi fanno proseliti tanto che ci sono state aggressioni, arresti, sfratti, una vera “caccia ai neri”. Oggi molti ivoriani, camerunensi, senegalesi, sono costretti a stare reclusi in casa per non incappare in aggressioni, minacce, licenziamenti. Anche l’AESAT (associazione degli studenti e stagisti africani a Tunisi) ha invitato gli studenti ad abbandonare le lezioni salvo casi di forza maggiore.
Per fortuna il popolo tunisino è anche accogliente e solidale ed il 25 febbraio ha marciato contro il razzismo, in solidarietà ai subsahariani. Una manifestazione molto partecipata che ha fatto correggere un po’ il tiro al Presidente Kais Saied che ha affermato che i subsahariani in regola possono stare tranquilli ma che la legge sarà ferrea nei confronti degli irregolari.
Intanto, un’altra manifestazione di sostegno ai migranti subsahariani in Tunisia se è tenuta a Parigi il 3 marzo davanti all’ambasciata tunisina a Parigi, place André Tardieu, sostenuta da molte ONG tunisine.
Comunque sia la Tunisia sta piombando in un clima di intolleranza denunciato anche da diverse organizzazioni per i diritti umani tunisine ed europee.