Politiques - Arts visuels
Italy
“AZADI, libertà”
2013-12-14
Le fotografie di AZADI sono state scattate al centro culturale curdo “Ararat” di Roma che ospita circa quaranta richiedenti asilo e rifugiati politici. Il suo nome ricorda quello del monte divenuto un simbolo per curdi e armeni e la prima nave arrivata in Italia con a bordo 835 profughi turchi e iracheni nel 1997. Nato all’interno dell’edificio abbandonato dell’ambulatorio veterinario nell’ex Mattatoio di Testaccio, occupato da attivisti curdi e italiani nel 1999, il centro ora paga un regolare affitto al Comune di Roma ma non riceve alcun sostegno economico dallo stato. Tutte le attività sono autogestite e autofinanziate dagli ospiti, con la collaborazione di volontari esterni.
Tra esasperanti silenzi e interminabili attese, qui da anni si intrecciano i destini di centinaia di persone in transito verso la Germania, la Francia, il nord Europa, il Canada. Punto di riferimento per tutti i curdi che arrivano in Italia, Ararat è un luogo in bilico tra un “altrove” al quale non si può far ritorno e un “qui” dove è sempre più difficile riuscire a integrarsi. La vita comunitaria è un elemento importante e crea un profondo senso di appartenenza e condivisione tra gli ospiti del centro che spesso trascorrono mesi, a volte anni, prima di ricevere una risposta dalla Commissione.
Il progetto, realizzato da Federica Araco, Paolo Fumanti e Laura Santopietro tra il 2012 e il 2013, sarà presentato al BiblioCaffè Letterario di via Ostiense 95 a Roma il 19 dicembre alle 17,00 in occasione dell’incontro “Roma come Lampedusa. Racconti dalla città invisibile”. L’evento, organizzato da Roma Multietnica, accoglierà le testimonianze di rifugiati politici, richiedenti asilo curdi e afgani, avvocati, volontari e mediatori culturali che lavorano al loro fianco.
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