Migrations - Politiques - Révolutions - Cinéma
Italy
Al Torino Film Festival anche la Primavera araba
2012-11-22
E’ diventato adulto il Torino Film Festival, giunto alla sua trentesima edizione attraverso successi e qualche sgarbo, come la data troppo vicina del Festival di Roma e ora anche il rifiuto del regista inglese Ken Loach di venire nel capoluogo piemontese a ritirare il Gran Premio Torino, riconoscimento alla sua carriera. Ken Loach, uno dei registi più graffianti e socialmente impegnato – nei suoi film è costante la critica nei confronti della società borghese capitalistica, dove i protagonisti sono lavoratori sfruttati o disoccupati in cerca di riscatto e giustizia – ha motivato la sua decisione “presa con molto dispiacere per l’eccellente reputazione del TFF”, in segno di solidarietà con i lavoratori della cooperativa Rear che ha in appalto la pulizia e la sicurezza del Museo del Cinema, l’istituzione che gestisce il Festival. Hanno subito tagli di stipendi e licenziamenti e il regista di “Bread and roses” che affronta questi problemi, spiega che “accettare il premio sarebbe un gesto debole e ipocrita”, criticando l’organizzazione che appalta i servizi: “non può chiudere gli occhi ma assumersi la responsabilità di chi lavora per lei anche se in una ditta esterna”. “E’ stato mal informato”, replica il direttore del Museo Alberto Barbera, mentre la Rear annuncia querela perché non ci sarebbero stati licenziamenti. “E’ assurdo boicottare il festival, è più utile incontrare i lavoratori che protestano e mediare”, stigmatizza Ettore Scola, il superpremiato regista di “C’eravamo tanto amati”, “Una giornata particolare” che invece sarà a Torino a ritirare il premio alla carriera.

Polemiche che coinvolgono un Festival non di facciata, che rifugge dal red carpet e dal glamour, preferendo temi d’impegno, come quello dell’immigrazione e dell’esilio nelle varie sfaccettature e anche quelli legati alla Primavera araba e la guerra civile siriana. Segnaliamo “After the battle” di Yousry Nasrallah (Egitto/Francia) che racconta la Primavera araba con uno stile di stampo rosselliniano: dopo gli scontri del 2 febbraio 2011 in piazza Tahir, una benestante e illuminata rivoluzionaria e un povero stringono un forte legame. In “I don’t speak very good, I dance better” di Maged El Mahedy (Egitto/Italia) il dramma del fratello e della sorella di Maged, gravemente malati, si rispecchia nella rivoluzione in corso, minacciata dalle contraddizioni interne e dall’emergenza sanitaria. La rivolta siriana nel film “Ai confini del regime” di Antonio Martino, un duro e toccante racconto. E “The pixelated revolution” (Libano) del regista teatrale, attore e scrittore Rabih Mroué: a partire dalle immagini raccolte con i cellulari e diffuse sui social media, pone interrogativi sul rapporto tra le immagini virtuali e i corpi reali della rivoluzione.
Diretto da Gianni Amelio, il festival che quest’anno ha l’immagine disegnata da Altan, si apre con l’anteprima nazionale di “Quartet” , il film che segna il debutto come regista del settantacinquenne Dustin Hoffman, ambientato in una casa di riposo per musicisti e cantanti lirici. Come film di chiusura, il 1° dicembre, è stato scelto “Ginger & Rosa” dell’inglese Sally Potter, nella Londra degli anni Sessanta. Molta attesa per le pellicole in anteprima nella ricca sezione Onde, tra cui “Anna Karenina” di Joe Wright, ma la vera chicca è la rassegna che festeggia il trentesimo compleanno, dove si potranno vedere gli ultimi lavori dei registi premiati nelle edizioni della kermesse. Il concorso conta sedici film che saranno valutati da una giuria capitanata da Paolo Sorrentino. Nella sezione dedicata al cinema sperimentale “Onde” un omaggio al cineasta portoghese Miguel Gomes di cui verrà proposta l’intera opera. La retrospettiva completa è dedicata al regista americano Joseph Losey, autore di film memorabili come “Il servo”, “L’incidente” e “Messaggero d’amore”.
22/11/2012
Lire aussi