Femmes

Latina Baqa, «La camera accanto»

2009-04-08

 

Dico che non ci sono mai entrata, eppure mi ricordo che mia zia l’ha aperta una sera di fronte a me, senza preavviso… è stata la prima e l’ultima volta…
Ha aperto l’armadio e ha tirato fuori un flacone di profumo di grandi dimensioni, il genere che si trova nei mercati di contrabbando…E ha cominciato a sprizzarlo sui miei vestiti e sui capelli. Ha poi rimesso il flacone nell’armadio, l’ha richiuso, e ha riattaccato la chiave alla cinta. Ho guardato al volo all’interno e ho visto il letto…
Avevo il sentimento che, fin quando non entravo nella camera, i miei genitori non avevano alcuna ragione valida per vietarmi di andarla a trovare. Come se mia zia avesse, per me, due sfaccettature… Io, non mi preoccupavo che della sfaccettatura riguardante gli escargots … le storie divertenti dei suoi misteriosi sposi… le storie di Sallam, il suo primo marito… alle cose carine riguardanti certe sue amiche prostitute, decrepite e bonarie: la “figlia del soldato”, che aveva comprato a suo figlio, spacciatore di haschich, una scimmia con una catenella d’oro per tenergli compagnia nella solitudine, il tempo che lei tornasse dal “servizio”… la “figlia del passato”, la vecchia dama dal corpo infantile e dai capelli corti, tinti di biondo, che spiavamo passare nella piazza della fontana, che teneva sotto il braccio, ogni sera, la sua bottiglia di vino rosso, incartata in un giornale, percorrendo a piedi la strada dall’alimentari fino a casa. La “figlia del passato” salutava cordialmente tutti i conoscenti che incrociava sul suo cammino. E se la situazione lo richiedeva, nascondeva la sua bottiglia sotto il braccio per darla a bere ai suoi amici di prima… […]
Tutte queste donne eleganti erano la mia famiglia…

* Nata a Salé nel 1964, Latifa Baqa ha anche scritto Ma alladi naf’aluh? ( Che cosa facciamo? , premio dell’Unione degli scrittori Marocchini, 1992), e Mundu Tilka al-hayat ( Da questa vita, 2005 ).

 


Kenza Sefrioui
Traduzione dal francese: Matteo Mancini
(09/04/2009)