Palestine
Il 'foulard' palestinese si sfilaccia
2008-08-06
Per le pro-israeliane, che si rassicurino: Il 'foulard' esiste in bianco e blu, con stelle di David. Yasser Arafat si starà rivoltando nella tomba.

Un moda che si sgualcisce
Le riviste femminili lo diffondano ai quattro venti: il foulard palestinese è “hype” da quando sfila per Balenciaga. I blog di moda ne discutono, rispondendo a molte domande, come: “che colore adottare?". "Come annodarselo al collo?". " Dove comprarlo?".Per l’acquisto, però, qualche difficoltà. Infatti la catena americana Urban Outfitters li ha ritirati dal commercio, ritenuti da suoi detrattori come simbolo terrorista.
Resta da ripiegarsi sul Kefiah commercializzato da Zara , multinazionale di prèt à porte spagnola. Vedetta della tendenza “Global Mix” autunno 2007, il foulard a frange è arrivato fino ai negozi israeliani. Questo “miscuglio mondiale” non ha creato nessun problema, a quanto riporta la stampa locale.”Se ne trovano di più in certi negozi piuttosto che in altri a causa dei saldi.”
essere ridotto ad un semplice accessorio. Reem, liceale di 16 anni, non nasconde la sua disapprovazione davanti a foto di giovani stars americane che lo indossano attorno al collo: “ne apprezzano solo i colori ed i motivi (…) non posso accettare di vedere gente che lo indossa solo come decorazione”, dice. La sua coetanea Lara prova a capire questa tendenza ma resta anche lei dispiaciuta: “non è una moda”, afferma la giovane che lo porta solo per “ occasioni nazionali” come la festa per l’indipendenza (si, si, esiste è il 25 novembre).
Il “keffiya”ebreo
L’emblematico “foulard” ne vede proprio di tutti i colori. Anni fa, due israeliani, il designatore industriale Moshe Harel e lo scultore Gabriel Ben-Haim, hanno concepito un modello nuovo: delle stelle di David blu s’intrecciano su uno sfondo bianco, mentre i bordi composti da due strisce ricordano la bandiera dello stato ebreo. L’idea ha preso un po’ di tempo prima di prender vita, ma il “kefiah” è disponibile su internet e nei quartieri ebrei di Gerusalemme vecchia. “Il bisogno d’identificarsi, esiste” motiva Moshe Harel. Secondo lui: “Se ebrei e arabi indossano ciascuno i loro foulard con i loro propri simboli, non ci sono problemi.”
“Odio quest’idea”ci confida Hasan Nusseibeh, 27 anni, insegnante presso l’università Al-Quds. “ Ci hanno rubato la nostra terra, allora perché non ci dovrebbero rubare anche il nostro kefiah” commenta sua sorella minore Sahar, studentessa. Loro fratello Munir ricorda che la cuffia contadina appartiene alla cultura regionale e che “gli israeliani sono sempre alla ricerca di nuovi legami con questa terra”. Secondo lui l'appropriazione abusiva del kefiah è un enesimo “sforzo” che va in questo senso. Ed il giovane giurista ci elenca tutti i casi d’appropriazione culturale: gli indumenti tradizionali ed i ricami, il falafel e l' hoummous . “Presto diranno che il Konafa è ebreo” dice scherzando Ma’moun M.Kassen, riferendosi alla pasticceria. Quest’ultimo, responsabile di un ONG italiana, accusa gli israeliani di essere “arroganti” e “ladri”.Moshe Harel, incontestabilmente se ne difende. "Un tempo gli ebrei indossavano il kefiah e fu in quel momento che nacque la loro veste di preghiera ( talit )", ci assicura. Il foulard si è reso perpetuo nella società araba più conservatrice. Ed i palestinesi “non devono prender male l’idea che apprezziamo questo elemento”. Per l’imprenditore, “quando si mangiano le stesse cose, si cantano le stesse canzoni, si vestono gli stessi vestiti, si è più vicini, e forse questo farà avanzare la pace”. Ofer Neimar, insegnante israeliano, è invece vicino agli arabi e soprattutto all'opinione che riconosce in loro i veri inventori “tessili”. “Il kefiah simbolizza la connessione tra i palestinesi e la terra. I sionisti vogliono copiare questo elemento della cultura palestinese", aggiunge il ventisettenne professore d’informatica .
Sahar Nusseibeh, 20 anni, teme che il simbolo dell’attaccamento alla terra subisca le sorti della terra stessa. Qualche decennio fa, “il paese si chiamava Palestina, ed il mondo intero sapeva che era la Palestina. Ora il mondo dice: Israele”, sottolinea la giovane studentessa. “Immagino che succederà lo stesso per il kefiah . Fra qualche anno tutto il mondo lo chiamerà Kaffiya israeliano ”.
traduzione dal francese di David Mancini
(06/08/2008)
Lire aussi