Femmes
Le donne di Raqqa “combattono” le leggi dello stato islamico e continuano a lavorare
2016-11-23

“La copertura esteriore non ci deve trarre in inganno, Raqqa sta ancora bene e le sue donne non sono cambiate”, parole con cui ‘Anud, di professione parrucchiera, descrive la situazione della sua città e le sue fatiche per guadagnarsi da vivere in un luogo oscurato dal nero.
‘Anud vive in uno dei “quartieri beduini” della città e racconta a Enab Baladi che tutti i giorni, carica dei suoi attrezzi, si sposta di casa in casa, durante le sue continue visite alla ricerca di clienti. Aggiunge: “Le donne non hanno perso l’amore per la vita e sotto le vesti nere, ci sono capelli tinti di tanti colori, trucco sui visi e profumi di tanti tipi”.
‘Anud, 22 anni, si rifiuta di andare via dalla sua città, a cui la lega un profondo amore e proprio non s’immagina lontana dalle sue vicine con cui ha passato momenti che descrive “di felicità”. Spiega: “Nonostante i suoi sforzi di ucciderci dentro, lo Stato Islamico ha fallito. Questa è Raqqa, esiste una leggenda su Qasr al Banat (il Palazzo delle ragazze) che narra di come si siano ribellate alla società fino alla conquista dei loro diritti e delle loro libertà”. Aggiunge inoltre che molte delle clienti che frequentano casa sua per “farsi belle” provengono proprio dalle fila dello Stato Islamico.
Di nascosto si tenta di dare un’istruzione ai bambini
Non lontano dai “quartieri beduini”, vicino alla centrale elettrica, vive Hosna, una donna sulla quarantina che lavora come maestra, ai bambini insegna a scrivere, a leggere e un po’ d’inglese, in cambio di un po’ di soldi.
A casa Hosna ha appeso alcuni cartelloni con le lettere dell’alfabeto, nel suo computer personale ha nascosto alcuni strumenti che aiutano i bambini a capire e a memorizzare, tra cui piccoli disegni e brevi film, oltre a una lavagnetta di legno, l’oggetto a lei più caro perché le ricorda il suo lavoro di insegnante nelle scuole di Raqqa.
Le case si trasformano in laboratori
Le storie delle donne di Raqqa si somigliano e s’intrecciano tra loro, ma tutte quelle che hanno parlato con Enab Baladi sono decise a perseverare e affrontare qualsiasi conseguenza pur di rimanere in città, anche se, come raccontano, i bombardamenti dei quartieri sono incessanti e molti sono i pericoli della convivenza con membri/appartenenti allo Stato Islamico e con le loro leggi radicali.
Nuria, una ragazza che fa la sarta e vende vestiti da donna nella strada Saif al Dawla, gira per le case di Raqqa quotidianamente, carica di merce, un po’ fabbricata da lei e un po’ acquistata per essere rivenduta. Afferma che “il bisogno di soldi ha spinto molte donne di Raqqa nel mercato del lavoro”. Valuta che donne e ragazze della città costituiscono una percentuale “non trascurabile” nel mercato del lavoro all’interno di Raqqa, e anche se invisibile, avviene in “diverse forme e attraverso molteplici mezzi". Nuria ha perso suo marito da tre anni nelle campagne di Dayr az-Zawr, da quel momento vive con i suoi quattro figli. Racconta che la sua casa si è trasformata in un laboratorio dove confeziona nastri per capelli, cuce vestiti nuovi e ne rammenda di vecchi.
"Le nostre rendite si sono ridotte e molte case si sono trasformate in laboratori per cucire o per produrre formaggio, margarina, sottaceti, marmellate e altri prodotti che possono essere preparati a casa e poi venduti".
Traduzione dall’arabo di Lea Martinoli
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