Femmes
Egypt
La storia di Noha, tradita da un passaporto
2008-11-14
Noha Roshdi
La sua colpa: essere nativa di Jaffa, a nord di Tel Aviv, dove ancora vive suo padre, e di avere un passaporto israeliano. La legale sarebbe stata irritata soprattutto da un’intervista rilasciata da Noha alla tv Mbc. A una domanda sulla situazione degli abusi sessuali in Israele, la giovane aveva replicato che si tratta di un Paese “rispettabile” dove una cosa del genere non sarebbe accaduta. L’accusa del suo (ex) legale: “Si è inventata tutto per diffamare l’Egitto”. Come a dire, da un’israeliana che altro ci si può attendere? Peraltro Noha è, semplicemente, una profuga palestinese, come ha chiarito in un’intervista al quotidiano egiziano indipendente Al Badil: «Mio padre è palestinese e mia madre egiziana». Accusando a sua volta Naglaa: “Si è voluta vendicare perché non ho voluto attribuire a lei tutto il merito della vittoria”.
I giornali e i siti arabi, da Al Arabiya, al quotidiano indipendente al-Masry al-Youm, ai blog femministi, dedicano grande spazio a una storia che fa discutere. L’annuncio del ripudio dell’avvocatessa è arrivato mentre sui blog ancora si narrava con toni entusiasti l’impresa che infrange il silenzio e l’acquiescenza che circondano i reati di tipo sessuale nel Paese e il verdetto “storico”.
Noha Roshdi
Il racconto di Noha, ripreso da diverse interviste, è un crescendo vergognoso. La polizia non vuole raccogliere la sua denuncia, deve vagare alla ricerca di qualcuno disposto ad ascoltarla. Poi, il lieto fine, il processo, che Noha avrebbe voluto pubblico ma che diventa comunque una ribalta per i gruppi femministi e i difensori dei diritti civili e un’occasione per interrogarsi sulla cultura dominante nel Paese. Infine, il 21 ottobre, la storica decisione della Corte criminale del Cairo: condanna a tre anni di carcere più un’ammenda di 5.000 lire egiziane.
Qualcuno sa perché Noha e Naglaa hanno litigato? Chiede Koki su un blog. È una domanda a cui si fatica a dare risposta.
Carla Reschia
(14/11/2008)
(14/11/2008)
Lire aussi
Le rôle des femmes en politique: un élément d’évaluation des réformes démocratiques en Egypte?
Erika Conti est une jeune doctorante italienne installée au Caire où elle travaille sur le statut de la femme. Elle relate ici son expérience égyptienne et livre à Babelmed la primeur de son travail. Pourquoi les Egyptiennes sont- elles exclues de la vie politique? Quelles perspectives-ont elles dans le contexte actuel? s’interroge-t-elle.
2007-01-29
Rencontre avec Mayye Zayed, réalisatrice du documentaire égyptien « Lift like a girl »
Un terrain vague poussiéreux au milieu d’un quartier populaire d’Alexandrie avec quelques équipements de bric et de broc réalisés grâce à la débrouillardise locale. C’est le cadre du documentaire « Lift like a girl » où la réalisatrice Mayye Zayed a filmé pendant quatre ans une pépinière de championnes en haltérophilie.
2021-10-20
Égypte. Accoucher à ventre ouvert : quand la césarienne devient la norme
En Egypte, le nombre de césariennes dépasse largement le taux optimal indiqué par l’OMS, à savoir 15%. En effet, en une vingtaine d’années, le pays est passé d’un taux de 4,6% à près de 60% aujourd’hui, se hissant à la troisième place mondiale pour cette pratique derrière la République Dominicaine et le Brésil. Quelle en sont les raisons ?
2021-11-01