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Mediterraneo / Nawal Al-Sa'dawi e “L'amore ai tempi del petrolio”
 
Karim Metref
La casa editrice Il Sirente, di Roma, che si era già distinta con la pubblicazione dell'eccellente “Taxi” dell'egiziano Khalid Al Khamissi, ha raddoppiato la sua scommessa a favore di testi egiziani di qualità, ma sconosciuti in Italia, pubblicando “ L'amore ai tempi del petrolio” di Nawal Al-Sa'dawi. Un libro difficile da leggere ma pieno di significati profondi. Un libro che fa un ritratto al vetriolo di una società malata. Malata di colonialismo, malata di ignoranza e di sottomissione, malata infine di maschilismo. È un mondo tutto imbevuto di petrolio e di oscurantismo sociale e religioso quello che descrive Nawal Al-Sa'dawi nel suo libro (uscito nel 2001 in versione araba), già tradotto in più di venti lingue ma subito condannato dall'università di Al Azhar e censurato in Egitto come tante altre opere della scrittrice. Approfittando della sua presenza alla Fiera internazionale del Libro di Torino (dal 14 al 18 maggio 2009) l’abbiamo incontrata per discutere di questo libro così discusso.

Nawal Al-Saadawi
Nawal Al-Saadawi oltre che scrittrice di fama internazionale è una militante di lunga data per la libertà e i diritti degli oppressi. È nata in Egitto, più esattamente a Kafr Tahla, un piccolo villaggio di contadini sulle rive del Nilo nel 1931. Figlia di un modesto impiegato del ministero dell'Educazione, Nawal racconta di essere sempre stata ribelle e non incline all'obbedienza. Nel 1955 si laurea in Medicina e comincia il lavoro presso un ambulatorio pubblico. Lì scopre l'estrema povertà in cui vive la maggior parte del suo popolo e decide di dedicare la sua carriera e la sua vita alla cura dei più disagiati. Lotta per i diritti dei poveri, per la liberazione dal giogo del colonialismo britannico. Ma lotta anche contro l'oppressione della donna nella società egiziana e nel mondo.
Il suo impegno la porta a subire la repressione da parte di tutti i regimi regnanti in Egitto. Viene arrestata e processata varie volte, l'Università Islamica del Azhar e il movimento (clandestino) dei Fratelli Musulmani la dichiarano apostata e sulla sua testa pesano alcune condanne a morte da parte di alcune frangie estreme dell'integralismo islamico. Ciò nonostante a 78 anni, lontana dai suoi a causa di una sentenza del tribunale che l'ha privata della cittadinanza egiziana e del diritto di rientrare nel suo paese per anni (sentenza finalmente annullata in ricorso dalla corte d'appello), Nawal non è stanca e non si arrende.

Cos'è che l'ha spinta principalmente a scrivere una storia così particolare?

É un romanzo. Un romanzo è sempre il risultato di una carica di emozioni che lo scrittore sente il bisogno di esprimere. Tu ad esempio scrivi racconti... Perché li scrivi? È perché hai un carico di emozioni e sentimenti da esprimere. Così io ho espresso questa carica di emozioni sul tema del petrolio. La relazione tra il petrolio e la povertà e la guerra.

Nel racconto la parola petrolio è utilizzata tantissimo. Cosa simboleggia?

Il petrolio è il petrolio. Non è un simbolo. Il racconto parla della potenza del petrolio, di come domina i paesi e li riduce in schiavitù. Prendi l'esempio della società saudita, per citarne una. Come un paese così è dominato dagli stranieri. Le donne e gli uomini lavorano per gli stranieri e combattono le cause degli stranieri. Il petrolio ha stravolto completamente la società e le relazioni dentro questa. Così in questo paese descritto nel libro uomini e donne poveri sono sfruttati in modo vergognoso. E il re di questo paese è completamente assoggettato agli stranieri. Serve a tenere buono il popolo e a garantire alle società straniere lo sfruttamento del petrolio. Soltanto che il tutto è raccontato in modo un po' caricaturale.

Nawal Al-Saadawi
Non è soltanto caricaturale. Sembra anche un incubo. Una schizofrenia?

É un incubo. Una società alienata, colonizzata. Una società sottomessa a due colonialismi: quello interno (del re), e quello degli stranieri. Le donne, poi, sono sottomesse agli uomini.
Sono delle classi sovrapposte. Gli stranieri dominano la classe dirigente, il re e il suo governo dominano i poveri, i maschi tra questi ultimi dominano le loro donne. In basso a questa scala ci stanno le donne. La donna è dominata socialmente, culturalmente ed economicamente. Il libro mostra questa trappola in cui sono rinchiuse le donne. La donna prova a liberarsi ma suo marito la sottomette e tutta la società sta dalla parte del sistema, dalla parte del maschio. È un sistema colonialista, classista, razzista e maschilista.

L'ossessione dell'eroina della storia, che scava sempre alla ricerca delle dee, cosa rappresenta?
Ah, sì. C'è una similitudine nello scavare la terra. Loro scavano per il petrolio. Lei scava per trovare le dee. Questo libro racconta come nella storia la società è cambiata. Si è passati da società che rispettavano le donne e avevano delle divinità femminili a società patriarcali e maschiliste e classiste. Nella storia è successo veramente. Ci sono prove storiche del cambiamento di tante divinità femminili in divinità maschili. C'è anche un dio rimasto con un seno unico. È la prova che prima era femmina poi l'hanno “maschilizzato”. La storia cerca anche di raccontare questi fatti storici in modo fantasioso.

Questa donna rappresenta la donna araba?
No no. Non rappresenta la donna araba o egiziana. Rappresenta la donna. Ho insegnato in Europa per molto tempo e  ora lavoro negli Stati Uniti. La mia esperienza mi ha insegnato che la donna non è libera da nessuna parte. Noi viviamo in un sistema mondiale costruito sulle ingiustizie di classe, razzista e sessista. Questo sistema domina tutti noi. Domina l'America, l'Europa, i paesi poveri, tutti. Ovviamente si basa in larga parte sulle religioni, sui libri sacri. Cristianesimo, Ebraismo, Islam etc... Sono queste che danno al sistema la sua forza e la sua sacralità. Perciò questo racconto parla del mondo, non della nostra società mediorientale. Tutti i paesi sono colonizzati e dominati da questo sistema, da questa ingiustizia.

Karim Metref
(26/05/2009)



Nell’ultimo libro della scrittrice egiziana ritratto al vetriolo di una società malata di colonialismo, ignoranza, sottomissione e maschilismo.
Foto
 
«Cucina greca» © babelmed
«Ceppo» © babelmed
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