Racconti, danze e immagini della Palestina | Antonella Tiburzi
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Antonella Tiburzi   
 
Racconti, danze e immagini della Palestina | Antonella Tiburzi
Nell’affollata Galleria Alberto Sordi si è tenuta una manifestazione che celebrava la Giornata mondiale per la Palestina. La giornata proponeva una riflessione sul tema della pace e del conflitto in Medio Oriente attraverso il linguaggio dell’arte, che apre la via alle pratiche del confronto e del dialogo, e con le testimonianze dirette di palestinesi e israeliani impegnati nella sperimentazione di modi di convivenza possibile. L’iniziativa era ricca di appuntamenti. Nel piccolo palco allestito si sono alternate autorità palestinesi, testimoni provenienti dai territori occupati, giovanissimi danzatori originari di Sabra in Libano e alcuni rappresentanti del comune di Roma e della Provincia.
Principalmente ha parlato Nemer Hammad, rappresentante in Italia dell’Autorità Nazionale Palestinese. Hammad ha raccontato un po’ di storia della Palestina e delle prospettive che si pongono nel futuro dopo la morte di Arafat. Nel suo discorso non ha risparmiato ovviamente critiche al governo di Sharon e alla sua occupazione militare che priva i territori delle più elementari necessità. Egli ha cercato di far comprendere le vere esigenze del popolo palestinese, i loro bisogni e la loro ormai improrogabile urgenza di essere uno Stato come tutti gli altri. Hamman ha chiesto esplicitamente l’immediata presenza dell’ONU nel cercare di risolvere il problema della mediazione tra Israele e Palestina. La sua conoscenza del paese in questione, gli faceva condannare anche la disperazione dei Kamizake nell’uccidere anche altre persone innocenti, ma spiegava la condizione dei palestinesi nei territori occupati e la loro difficoltà di portare avanti la propria esistenza, come normali cittadini uguali al resto del mondo.
Subito dopo ci sono stati i balletti dei piccoli danzatori della Compagnia di danza del campo profughi di Shatila. Sì proprio Shatila, la cittadina a nord del Libano, teatro di una delle più sanguinose guerriglie e incursioni dell’esercito israeliano avvenuta nel 1982. Insieme a Shatila è importante ricordare anche Sabra. I giovani ballerini erano accompagnati da musicisti che suonavano melodiose sinfonie che si libravano tra gli archi e i capitelli dell’antica Galleria.
Subito dopo è intervenuto Matan Kaminer, che è un obiettore di coscienza israeliano scarcerato di recente dopo due anni di prigione. Il giovane obiettore, che ha 22 anni, ha spiegato benissimo che si è rifiutato di prestare servizio sia nell’esercito israeliano ma soprattutto si è rifiutato di sostenere l’occupazione che opprime il popolo palestinese. Non appena era finito il suo discorso è stato avvicinato da un giovane ragazzo italiano con la kippah che lo ha abbracciato. Penso abbiano condiviso le loro opinioni. Non è poco.
“…mi avete preso la terra, il popolo, il campo, mi avete distrutto le case, ora potete pure stuprarmi, tanto io non ho più niente”, così ha gridato Kifah Afifi, una giovane palestinese ex detenuta di Khiam, ai suoi carcerieri, quando era stata rinchiusa insieme ad altre dissidenti. Mentre racconta la sua tragica esperienza, alle sue spalle vengono proiettate le immagini del film documentario “Terra di donne” di Jean Chamoun. Il cortometraggio mostrava la situazione presente nei villaggi o nei campi occupati. La stessa Kifah Afifi è voluta ritornare sui luoghi dove era stata incarcerata. La sua testimonianza è stata estremamente importante perché oltre ad aver manifestato il suo coraggio e la sua volontà nel voler cambiare la realtà, ha anche condiviso “con questo altro pezzetto di terra“ la sua drammatica vicenda. La violenza subìta la porta in giro per il mondo a raccontare questa esperienza terrificante che ha toccato il suo popolo. Il carcere non l’ha indebolita, perché nei suoi occhi profondi si legge l’impegno nel voler sostenere i diritti del suo popolo.
È intervenuta poi Fatima Al-Razeq studentessa palestinese che vive presso Janin. Dall’inizio dei suoi studi, racconta, solo raramente può raggiungere l’università perché il muro e il relativo controllo dei militari, le impediscono di seguire le lezioni. Due anni fa, in seguito ad un conflitto, è stato ucciso il suo unico fratello. La ragazza fa parte dell’Associazione Diritto alla studio e diritto alla giovinezza.
Si sono seguiti poi gli interventi di Flavio Lotti, portavoce Tavola della Pace per il comune di Roma e Dino Gasparri, delegato del Sindaco di Roma per la Pace. Anche la Provincia di Roma nella veste dell’Assessore al Lavoro e alla qualità della vita Gloria Malaspina ha fatto in modo che si potesse realizzare un iniziativa come questa.
Importante è stato anche la presenza del portavoce della Lega Araba Fathi Abu Abed, che oltre ad aver fatto da interprete, ha anche raccontato le attuali condizioni in alcuni villaggi a sud di Israele.
Subito dopo è stato proiettato il film documentario “Remembering Palestine". Prodotto da Kinofilm nel 2004 e diretto da Dominique Dubosc.

Questa iniziativa è una vera campagna nazionale per dire che la pace è difficile ma possibile, ed è stata realizzata per sostenere i palestinesi e gli israeliani impegnati nel dialogo e nella sperimentazione di modelli di convivenza.
In Israele come in Palestina, condizioni essenziali per la pace sono il dialogo, i diritti e lo sviluppo sociale, il riconoscimento e la convivenza tra i due popoli, sulla base della non violenza.
La pace è un problema di tutti, e quindi tutti possono e devono dare un contributo. Antonella Tiburzi
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