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Mediterraneo / Il mondo in una piazza: diario di un anno tra 55 etnie
 
Marcella Rodino
«Sotto le vaste tettoie, fra lunghe file di baracche di mercanti di stoffe, di botteghini di chincaglierie e d’esposizioni di terraglia all’aria aperta, in mezzo a monti di frutta, legumi e pollami, a mucchi di ceste e sacchi, tra il viavai delle carrette, tra il fumo delle castagne arrosto e delle pere cotte, gira e s’agita confusamente una folla fitta di contadini, di servitori, di sguatteri, di serve imbacuccate negli scialli, di signore massaie, di ordinanze colla cesta al braccio, di facchini carichi, di donne del popolo e di monelli intirizziti, che fanno nera la piazza. Intorno ai banchi innumerevoli è un alternarsi affollato e continuo di offerte e di rifiuti, di discussioni a frasi secche e tronche, di voci di maraviglia e di sdegno, d’apostrofi e di sacrati, che si confondono tutti insieme in un mormorìo sordo e diffuso, come d’una moltitudine malcontenta», descrizione ottocentesca del mercato di Porta Palazzo di Edmondo De Amicis

Nel centro di Torino, non lontano dal Duomo e da Palazzo Reale, sorge un piccolo quartiere di nome Borgo Dora. Il suo nucleo è piazza della Repubblica, dove ha sede il mercato di “Porta Palazzo”, uno dei più grandi d’Europa. Ogni torinese può raccontare vicende notturne ambientate tra queste strade. E’ il simbolo torinese dell’immigrazione, il cuore dello spaccio e della malavita straniera, una piazza da cui di notte è meglio stare alla larga. E’ lì che Fiorenzo Oliva decide di vivere insieme all’amico Ruben, in un quartiere che gravita attorno al gigantesco mercato di Porta Palazzo, in cui in poche centinaia di metri convivono 55 etnie diverse. Porta Palazzo è anche profumo di frutta e verdura, colori vivaci, vociare straniero mescolato agli svariati dialetti italiani, contatto con popoli lontani. A Porta Palazzo vivono, si incontrano e si scontrano l’Europa, l’Africa e l’Asia. Vissuti, odori, sensazioni e storie di vita del quartiere multietnico di Torino sono raccontate nel libro scritto dal giovane autore Fiorenzo Oliva, che senza stereotipi e preconcetti descrive con ritmo un angolo della metropoli sabauda in prima persona.
Ruben e Fiorenzo, per ragioni diverse, speravano da tempo di trovare alloggio in quella zona, la cui realtà cruda e autentica li incuriosiva e gli imprimeva una vaga sete di avventura. Ruben è un ragazzo brillante e intelligente, di poco più grande dell’autore. Si presenta molto bene, ha mille interessi e la battuta sempre pronta. Porta avanti progetti di cooperazione internazionale in alcuni Paesi africani per un’associazione torinese ed è appassionato e innamorato del suo lavoro. Pensava che la vita di Porta Palazzo fosse un’occasione di comprensione e consapevolezza sociale.
Quanto a Fiorenzo, autore del libro, in maniera forse un po’ incosciente e soprattutto abbandonando ogni tipo di indulgenza verso se stesso, sperava che questa potesse essere la volta buona per lasciare alle spalle un triste capitolo della sua vita. Fiorenzo infatti non ha avuto vita facile con “gli immigrati”. Nel parco del Valentino di Torino, qualche anno prima, passeggiando con amici per il parco si è trovato coinvolto in una resa di conti tra bande di spacciatori. Risultato: ustioni di secondo e terzo grado su testa e schiena. Dopo una convalescenza, Fiorenzo decide per l’unica terapia possibile. Un anno ricostituente da passare a Porta Palazzo, nel quartiere di Borgo Dora, in compagnia di 55 diverse etnie.
Dopo un mese di ricerca i due amici hanno trovato un appartamento proprio nella piazza del mercato di Porta Palazzo, dove hanno deciso di vivere per un anno della loro vita.
Dal quarto piano di un palazzo fatiscente, Fiorenzo osserva e impara i ritmi della Torino multietnica: in sintesi scippi, rapine, risse. Ma le cose sono complesse, e non basta odiare le differenze che assediano il cuore della capitale sabauda. Col passare dei mesi, mentre proseguono gli esami da dare all’università e cominciano le prime esperienze lavorative per il protagonista, Porta Palazzo svela il fascino del suo lato oscuro. Con l’amico Ruben, l’enigmatico Tigre, il Fascio, e gli amici che “preferisco non vengano a trovarmi, da soli, la sera” , Fiorenzo si ritrova a chiacchierare di religione e sociologia col vicino italiano sposato a una parrucchiera romena e di immigrazione con l’albanese che di notte si rifugia sul cornicione del suo palazzo.

Per Fiorenzo “Il mondo in una piazza” non è solo il suo primo libro, la sua terapia, il suo diario. E’ un’esperienza che continua attraverso un blog (www.ilmondoinunapiazza.it), che ospita i commenti dei lettori, una ricca rassegna stampa e il book trailer, un servizio video di circa tre minuti che sintetizza l’esperienza dei due protagonisti.

L'autore e la casa editrice aderiscono alle licenze Creative Commons e desiderano condividere in maniera ampia le proprie opere secondo il modello "alcuni diritti riservati".

Il mondo in una piazza, di Fiorenzo Oliva, Stampa alternativa, marzo 2009


Marcella Rodino
(18/05/2009)
365 giorni vissuti “pericolosamente” nel cuore del Balôn di Torino, in un quartiere che ospita nel suo mercato 100.000 persone al giorno, ma che la sera diventa zona off limits.

Foto
 
«Cucina greca» © babelmed
«Ceppo» © babelmed
«Il Cavo» © babelmed
 
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