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Mediterraneo / “A Sud di Lampedusa” di Stefano Liberti
 
Igiaba Scego
“Quelli che vedete adesso, sono gli effetti delle vostre politiche: se smetteste di fare concorrenza sleale ai prodotti africani, se smetteste di spogliare i nostri paesi delle proprie ricchezze, se manteneste gli impegni assunti al momento della decolonizzazione, finanziando progetti di sviluppo, noi forse non partiremmo. Ma la verità è che voi volete che noi partiamo.”
“Perché volete andare in Europa, se l’Europa è l’origine dei vostri mali?”
“In Africa non c’è futuro”
“Non siete voi il futuro dell’Africa?”
“Quando torneremo ricchi,investiremo e daremo un futuro ai nostri paesi”



Questa frase è tratta dal reportage di Stefano Liberti A Sud di Lampedusa. Un ottimo lavoro che racconta con un linguaggio semplice, diretto, mai piegato all’esotismo quello che succede ai migranti che decidono di fare il “viaggio” verso Occidente. Con Liberti si respira l’aria della quotidianità di chi vive in transito a sud di Lampedusa, ma anche (e soprattutto) lo spirito di avventura che anima questi ragazzi quando decidono – consapevoli dei rischi - di intraprendere questi viaggi. Sono notizie, quelle che ci fornisce Stefano Liberti nel suo reportage, che mai ci arriveranno da un telegiornale o da un quotidiano mainstream. Non sono le solite informazioni pilotate a scopi politici, ma la realtà di una situazione complessa e per certi versi non etichettabile. Il tema delle migrazioni dall’Africa è scottante non solo in Italia ma anche in Spagna e in Grecia. Un tema che viene generalmente affrontato con isterico allarmismo e strisciante paura. Attraverso la lettura di A Sud di Lampedusa ci si rende conto che tutto quello che alla fine sappiamo forse è falso, o almeno, molto lontano dalla realtà. Si scopre così che Italia e Spagna spendono molto denaro in modo inconcludente. Si paga per pattugliare i mari (nonostante sarebbe più utile reinvestire i soldi in politiche economiche e di scambio), si pagano i governi del Marocco e della Libia per impedire le partenze verso l’Italia. Il reportage ci informa sulla sciagura sono questi soldi spesi malamente (?). Infatti spesso si paga per rispedire a casa sub-sahariani che non avevano intenzione di venire in Italia o in Spagna. Gente residente in Libia da vent’anni che senza un motivo un giorno viene cacciata dalla propria vita. “Sono molti i camion che scendono dalla Libia, pochi quelli che risalgono” ci dice Liberti. Incoerenze di una percezione. Il governo libico riceve finanziamenti per controllare un fenomeno che a ben vedere è contenuto rispetto ad altre situazioni di emigrazione. E spesso i governi che ricevono questo denaro devono far vedere più mole di lavoro all’Occidente ricco e si rispedisce – senza pensarci due volte - a casa (quale casa dopo vent’anni di Libia o Marocco?) tutti, anche quelli che non hanno mai pensato all’Italia né ad un viaggio in Italia.

Inoltre quello che appare chiaro, e che ha sostenuto anche l’autore nell’incontro avuto con Babelmed, è che “L’Italia ha bisogno di loro, dei migranti. Ma ha bisogno di loro senza diritti, per poterli sfruttare meglio nelle fabbriche e nei lavori edili. I migranti sono necessari, ma lo devono essere a basso costo. È una logica spietata che dobbiamo rifiutare”.

«Ma voi davvero pensate che è possibile fermare una marea umana di questo tipo? Pensate davvero che riuscirete a frenarci?» L’urlo gli uscì quasi soffocato, un’imprecazione gridata dal fondo dei polmoni. L’uomo aveva una faccia stanca da pugile suonato, un sorriso greve solo leggermente addolcito da un paio di guance rotonde, che gli restituivano qualche riflesso di giovinezza. Aveva gli occhi rossi, iniettati di furore. E un senso di rivalsa che si sommava al desiderio fin troppo evidente di non mostrarsi rassegnato. Si chiamava Dauda ed era appena stato rimpatriato dalla Spagna".

Stefano Liberti
È questo l’inizio scioccante con cui Stefano Liberti apre A sud di Lampedusa. Un viaggio completo che ci fa conoscere per nome e cognome i protagonisti della migrazione. Si va dal Niger alla Turchia, passando per le montagne o il Sahara.
Stefano Liberti, redattore della sezione estera del quotidiano Il Manifesto, è di fatto uno dei pochissimi giornalisti italiani che ha studiato a fondo gli aspetti meno conosciuti dei movimenti migratori dall'Africa verso l'Europa. “Non mi sono fidato dei luoghi comuni e non ho voluto farmi abbagliare dai proclami sull'integrazione che verrà, ho scelto di guardare con i miei occhi questa terra di frontiera di cui alla fine non conosciamo che stereotipi. Tra Sahel e Maghreb ho incontrato tanti ragazzi che hanno una luce speciale negli occhi e preferiscono chiamarsi avventurieri. Però ho incontrato anche tanti politici africani sudditi dei diktat europei, imprenditori rapaci che costruiscono in mezzo al deserto città nate dal nulla come fantasmi”. La faccia inquietante della globalizzazione, verrebbe da dire. Un libro da leggere A Sud di Lampedusa, soprattutto nelle scuole. Un libro onesto, come ce ne sono pochi, dove lo scrittore non giudica, ma documenta storie. E in questo turbinio di racconti l’io dello scrittore non rimane mai indifferente ma si lascia coinvolgere semplicemente in uno scambio di vite dal quale emerge un’umanità autentica.


Igiaba Scego
(29/09/2008)
“A sud di Lampedusa. Cinque anni di viaggi sulle rotte dei migranti” è un viaggio completo che ci fa conoscere per nome e cognome i protagonisti della migrazione. Si va dal Niger alla Turchia, passando per le montagne o il Sahara.
Foto
 
«Cucina greca» © babelmed
«Ceppo» © babelmed
«Il Cavo» © babelmed
 
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